Cecchi: «A fine marzo parte il restauro» Il Consiglio di Stato chiude il caso anche dei prossimi interventi sul Colosseo Palazzo Spada scrive la parola fine sul braccio di ferro tra restauratori e Commissario dell'area archeologica di Roma I professionisti. Tomasi (Ari): «Così si mortifica il concetto di monumento, ridotto a un insieme di pietre» Il restauro del Colosseo partirà a fine marzo. Parola di Roberto Cecchi, ex segretario generale del ministero dei Beni culturali e neosottosegretario dello stesso dicastero, che ha così risposto alle preoccupazioni del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha lamentato possibili ritardi legati agli immancabili contenziosi che si scatenano in presenza di opere pubbliche. Uno dei conflitti - per quanto non legato direttamente all'Anfiteatro Flavio - è stato, infatti, risolto. Si tratta del braccio di ferro che i restauratori hanno da qualche tempo intrapreso con il commissario all'area archeologica di Roma e Ostia (ovvero lo stesso Roberto Cecchi) su quali professionisti siano titolati a intervenire sui reperti. Il Consiglio di Stato ha risposto a inizio dicembre, scrivendo l'ultima parola sulla querelle e dando ragione al commissario Cecchi. La diatriba finita davanti ai giudici amministrativi si riferiva ai restauri del tempio dedicato all'imperatore Antonino Pio e alla moglie Faustina, monumento che si trova nell'area del Foro romano. Secondo l'Ari, l'associazione dei restauratori italiani (la gran parte dei quali si sono formati alla scuola del restauro dei Beni culturali), a eseguire i lavori sul tempio era stata ammessa una ditta edile invece che i restauratori. Per dirla con uno slogan, a rimettere in sesto un pezzo del passato erano stati chiamati "muratori" invece di professionisti formatisi dopo anni di studi. La questione, in realtà, è più complessa ed è resa tale sia dall'intreccio di competenze che il legislatore ha affidato a differenti categorie tecniche (quella contraddistinta con la sigla 0G2, a cui appartengono gli "edili", e l'altra definita 0S2, a cui invece fanno capo i restauratori) sia dagli ambiti di intervento che sempre il legislatore ha assegnato ai due settori professionali. Un labirinto normativo che ha portato prima il Tar Lazio e ora il Consiglio di Stato ad affermare che «l'esclusività del restauratore di beni culturali (...) va circoscritta ai soli interventi di conservazione su "beni mobili e su superfici decorate di beni architettonici", ma non riguarda il concetto di "superficie" genericamente inteso». Per aggiungere subito dopo che - con riferimento ai lavori sul monumento di Antonino e Faustina - «è ragionevolmente impossibile distinguere tra la superficie corticale delle colonne del tempio e il nucleo interno delle stesse», rendendo «irragionevole una dissociazione dei relativi interventi in due tipologie di lavorazioni, l'una "superficiale" e specialistica (da affidare, dunque, ai restauratori, ndr), l'altra "statica" e generale (di competenza, pertanto, degli "edili", ndr)». La gara di affidamento dei lavori sul monumento del Foro romano è, quindi, regolare. Tanto più che nel capitolato è richiesta la presenza del restauratore per alcune tipologie di intervento, come la pulitura di superfici, il consolidamento cromatico, la revisione cromatica. Le parole dei giudici di Palazzo Spada (decisione 64142011) sgombrano, dunque, il campo dalle polemiche che stanno investendo il restauro del Colosseo. Anche in questo caso, infatti, l'Ari ha avanzato la preoccupazione che i lavori sull'Anfiteatro, sponsorizzati con 25 milioni dal patron della Tod's Diego Della Valle, lascino ai margini i restauratori. Lamentela indotta da ragioni di mercato, ma pure dalla necessità di avere garanzie che sulle preziose testimonianze del nostro passato ci mettano le mani professionisti che hanno studiato proprio per questo. «Prendo atto della decisione del Consiglio di Stato - commenta Carla Tomasi, presidente dell'Ari - ma non posso esimermi dal dire che così si mortifica il concetto di monumento, che in questo modo viene ridotto a un insieme di pietre, e anche la nostra professionalità, ritenuta una delle eccellenze del Paese».
Colosseo. Restauratori senza esclusiva
Riassunto in 200 parole:
Il Consiglio di Stato ha risolto il caso tra i restauratori e il commissario all'area archeologica di Roma e Ostia, Roberto Cecchi. La disputa si riferiva ai lavori sul tempio dedicato all'imperatore Antonino Pio e alla moglie Faustina, monumento che si trova nell'area del Foro romano. L'associazione dei restauratori italiani aveva avanzato la preoccupazione che una ditta edile fosse stata ammessa a eseguire i lavori, anziché i restauratori.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo