Forti ricadute positive si potrebbero avere dalla riunificazione di didattica e ricerca dentro i dipartimenti, prima interessati solo alla ricerca; ma fare buona ricerca non significa fare buona didattica, per cui non si capisce perché si voglia premiare solo chi fa buone ricerche e non anche chi fa buona didattica. Sembra unantica sottovalutazione quella della didattica rispetto alla ricerca che trascura proprio la trasmissione del sapere, la formazione dei laureati, mettendo fuori centro lapprendimento e, non a caso, ignorando poi le questioni decisive del post laurea come linserimento dei laureati nel mondo del lavoro. Dopo la sbornia di questi ultimi ventanni, nei quali sono stati creati tanti corsi inutili e laureati molti, una stagione di maggior rigore può senzaltro migliorare luniversità, a patto che quegli stessi "baroni" che hanno prodotto la situazione attuale e ai quali la Gelmini affida il cambiamento, siano virtuosamente spinti a migliorare la qualità attuale. A Napoli, lo statuto approvato dalla Federico II appare in alcune parti, in rapporto agli altri atenei italiani, in chiara controtendenza, con regole più restrittive e dirigistiche della stessa legge Gelmini. Moltissimi atenei si sono organizzati costituendo tante scuole quante erano le facoltà operanti (Milano, Trento, Roma, Genova, Bari, eccetera), consentendo così un passaggio leggero alluniversità riformata: meno dipartimenti ma distribuiti in molte scuolefacoltà intese come raccordo didattico e gestione dei corsi di laurea. Alla Federico II invece sono state create solo quattro super scuole, (Scienze umane e sociali, Scienze e tecnologia per la vita, Medicina e chirurgia, Politecnico e Scienze di base) forzando 13 facoltà a convergere in sole quattro strutture, dove rimarrano "intruppati" contenuti disciplinari e orizzonti culturali molto differenti e gelosi per antica tradizione. Ad Architettura per esempio, converrebbe forse un nobile e coraggioso isolamento (Architettura alla Sun sembra avviata su questa strada) piuttosto che un abbraccio soffocante nella super scuola, quasi Politecnica, che unisce tutte le ingegnerie (da biomedica ad aerospaziale ed elettronica, solo per citarne alcune) alle quali vanno aggiunte matematica e fisica. Trovare reciproco vantaggio culturale e scientifico in questa grande struttura che gestirà oltre 20 corsi di laurea, non appare certo chiaro né forse possibile, in particolare per una disciplina come architettura che si alimenta col sociale e trae tensione dallintreccio tra arte e tecnica. Se labbraccio ci sarà, la facoltà di Architettura, cenerentola nella nuova super scuola, si trasformerà perdendo vecchi caratteri distintivi e acquistandone di nuovi (soprattutto unegemonia del sapere tecnico-scientifico) e questo la allontanerà dal processo che vede impegnate, per i prossimi anni, la maggior parte delle scuole di architettura italiane. È noto che la laurea, specie nelle facoltà professionalizzanti, si è via via ridotta come amplificatore delle possibilità occupazionali delle persone, e tuttavia va sottolineato come il miglioramento della governance non migliora i nodi della validità attuale della formazione, dei contenuti e dei metodi di insegnamento in relazione a ciò che richiede il mercato. Dopo lillusione, prodottasi ventanni fa, con la riforma del 32 che riteneva di formare in meno tempo più laureati e migliori, aumentando loccupazione con la nuova figura del laureato triennale, si è assistito invece e soprattutto ad un aumento significativo di laureati che, in Architettura, ha toccato la cifra record di 140.000 unità. Tale notevole nuova massa di laureati, non sufficientemente preparata e aggiornata dalluniversità, è diventata, con la tolleranza e la complicità degli Ordini professionali, una massa di professionisti che ha trasformato lItalia nel paese europeo col più alto numero di architetti per abitante (23 ogni 10.000 abitanti contro una media europea di 8). È come se avessimo messo sul mercato per ventanni, tredici nuovi architetti al giorno, a cui vanno aggiunti i numeri delle altre figure che operano nello stesso campo: geometri, ingegneri edili, civili e ingegneri-architetti. Diceva Giò Ponti negli anni Cinquanta: amare larchitettura è amare il proprio paese. Sembrava una cosa scontata per noi italiani, ma non era così: mentre siamo diventati il paese col più alto numero di architetti in Europa, la domanda sociale di qualità architettonica non è aumentata e il nostro prezioso paesaggio nazionale è peggiorato. Un paradosso quasi inspiegabile.
ARCHITETTURA CENERENTOLA DELLA NUOVA UNIVERSITÀ
La riunificazione di didattica e ricerca dentro i dipartimenti potrebbe avere ricadute positive, ma non si capisce perché si premiano solo gli insegnanti di ricerca e non anche quelli di didattica. La didattica è importante per la formazione dei laureati e la trasmissione del sapere. La legge Gelmini ha creato molti corsi inutili e laureati molti, e ora è necessario migliorare la qualità della formazione. Alcuni atenei hanno creato scuole e facoltà per gestire i corsi di laurea, mentre la Federico II ha creato solo quattro super scuole, forzando le 13 facoltà a convergere in poche strutture. Questo potrebbe portare a una perdita di identità e di contenuti disciplinari per alcune facoltà.
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