Dopo laccensione dellilluminazione sul prospetto del nuovo Grand hotel delle Nazioni, lurbanista Dino Borri contesta lo spreco energetico diffuso in città e le installazioni luminose improvvisate Non serve un light designer: gli enti preposti vigilino sulla qualità degli arredi urbani Luci nuove sulla città. Dopo quarantanni di buio, fu lalbergo più celebre della città perché immortalato nel film Polvere di stelle di Alberto Sordi, lex Grand hotel delle Nazioni si appresta a riprendere vita. E, nel frattempo, da sabato sera, a sottolineare limminenza di questa presenza ritrovata, è stata illuminata la sua facciata. «È un segnale importante di vita, ma anche - osserva lurbanista Dino Borri - delluso contraddittorio che si fa dellilluminazione pubblica e privata a Bari. Altrove, in giro per il mondo, e non solo in questa stagione di crisi, le città tendono invece a risparmiare energia, per ragioni ecologiche, nonché a proteggere dalleccessiva luminosità non solo parchi ma pure centri commerciali e grattacieli. Succede anche a New York dove, per difendere le rotte dei grandi uccelli migratori, si fa un uso più ragionato dellilluminazione notturna». Troppi sprechi, secondo Borri, invece nel capoluogo dove «silluminano a giorno interi quartieri e il Libertà, in tal senso, soffre diffusamente di luce eccessiva mentre, per contro, non si proteggono le rotte pedonali dei rom quando ritornano nel loro campo a Japigia, avvolti nel buio e dunque a rischio di essere travolti da qualche pirata della strada». Il problema, insomma, non è soltanto di risparmio energetico ma sociale se non estetico. «Perché a Bari - insiste - la stessa architettura della luce è discutibile: si pensi alla bella torre degli anni Trenta del palazzo della Provincia, che ricorda da vicino quella del municipio di Stoccolma a ridosso del fiordo. Ebbene da mesi è stata colorata bianco, rosso e verde, compiendo così unarlecchinata retorica. Allo stesso tempo si abbondano faretti su tutto il lungomare, che è uno spazio architettonico fra i migliori della città, caratterizzato da unimpostazione severa che va compresa e rispettata. E di questo la Soprintendenza dovrebbe farsene garante». Dulcis in fundo una serie di lampioni sono stati "addobbati" in prossimità del palazzo della Regione con la bandiera della pace: niente di politico, tuttavia, bensì una delle installazioni, come il cuore luminoso sulla sala Murat, montate dalla Camera di commercio con il progetto Disegni di luce. «Ho limpressione più in generale che la qualità dellarredo urbano della città, sia pubblico che privato - riflette Borri - a orientarsi sempre più verso leffimero restando vittima di soluzioni incontrollate. Si prenda la rotonda di piazza Diaz, sul lungomare: è continuamente invasa da tensostrutture di cattivo gusto, destinate a ospitare mostre commerciali di nessun rilievo con il solo risultato che si finisce col violentare un luogo fra i più significativi della città. E poco distante, sul parterre di corso Vittorio Emanuele, proprio in questi giorni fa bella mostra di sé un accampamento di piccole baracche di legno che, per carità, richiamano il Natale e danno lavoro ma potrebbero farsi meglio se non altrove». Unautentica liberazione, semmai, a sentire lurbanista del Politecnico, che da qualche mese riveste anche lincarico di presidente regionale del Fondo ambiente italiano, lo spegnimento dei giochi dacqua e luce sul lungomare. «Meno male che sono state spente, o meglio andate in malora, quelle terribili fontane illuminate, purtroppo costate care alle tasche dei contribuenti diverse centinaia di migliaia di euro. Non erano soltanto inguardabili, ma minacciavano con un aerosol non benefico (di acqua inquinata perché lì è proibita la balneazione) i cittadini che percorrevano a piedi o facendo jogging il lungomare». Tutto da rifare in tema di luce e arredo urbano nel capoluogo? Qualche eccezione Borri non manca di rilevarla. «La Basilica di San Nicola e la Cattedrale rappresentano un caso di sapiente illuminazione, forse con un po di spreco energetico ma ben altra cosa rispetto al lungomare». Un light designer per Bari, allora? «Ci manca soltanto questaltra genialata. E non è una battuta, visto che si distribuiscono un po troppe consulenze nella città. Qualcuno già stipendiato da unistituzione pubblica, eventualmente se necessario opportunamente formato, potrebbe vigilare in tal senso, senza gravare di ulteriori spese i bilanci allo stremo degli enti locali».
BARI "Stop a queste arlecchinate sul nostro bel lungomare"
Il Grand hotel delle Nazioni a Bari è stato illuminato per la prima volta dopo quarantanni di buio. Tuttavia, l'urbanista Dino Borri critica lo spreco energetico e le installazioni luminose improvvisate nella città. Borri sostiene che le città tendono a risparmiare energia e a proteggere dalleccessiva luminosità, come ad esempio a New York, ma che a Bari ci sono molti sprechi. Borri critica anche l'architettura della luce nella città, che include la colorazione della torre degli anni Trenta del palazzo della Provincia e la illuminazione del lungomare. L'urbanista suggerisce che la città potrebbe beneficiare di un light designer per migliorare la qualità dell'arredo urbano.
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