La commissione del ministero dovrà rendere le pene più severe ROMA - Una tra le più sfacciate è stata quella pensionata tedesca che ha provato a mettere in borsa un frammento di nove chili preso dal Foro Romano. Con grande nonchalance pensava di farla franca e portarsi dietro un pezzo di Roma storica. Una turista colombiana, invece, si è concentrata sul travertino del Colosseo con lo scopo di scrivere il nome del suo amore e lasciarlo ai posteri. E ancora: un'olandese ha cercato di autografare la Fontana di Trevi. E lunghissimo l'elenco dei vandali del patrimonio archeologico e monumentale della Capitale e per quasi tutti è stato molto facile farla franca. La commissione per riformare gli aspetti penali del codice dei Beni culturali è stata istituita lo scorso luglio. Perché chi danneggia il nostro patrimonio per ora rischia la reclusione da sei mesi a tre anni, da scontare in lavori socialmente utili. Praticamente nulla. L'iniziativa per rimediare al vuoto normativo era partita dal ministro Giancarlo Galan, che aveva chiesto a vari esperti di pronunciarsi sulla materia per rivedere la legge. Sono stati coinvolti nel progetto il generale Pasquale Muggeo, comandante del Nucleo tutela del patrimonio artistico dei carabinieri, Paolo Giorgio Ferri, pubblico ministero romano esperto in reati contro il patrimonio artistico, il magistrato amministrativo Paolo Carpentieri e Augusta Iannini, numero uno dell'ufficio legislativo del ministero di Giustizia. Il codice, attualmente, prevede pene minime per il reato di danneggiamento, che contempla l'aggravante per gli sfregi al patrimonio artistico solo dal 98. Nelle aule di giustizia, comunque, finiscono in pochi e se la cavano quasi sempre con la seminfermità mentale. E la situazione non è cambiata nel tempo, perché già accadeva così sin dal 1969, quando nella basilica di San Pietro, Hans Joseph Hubner ha colpito a martellate la statua di Pio VI del Canova. Nel 72, Laszlo Toth ha danneggiato la Pietà di Michelangelo con un martello. Fino a Pietro Cannata, serial killer di opere d'arte: aveva sfregiato il David di Donatello e due anni dopo era tornato a colpire un affresco di Filippo Lippi.