Un romeno senza fissa dimora danneggia la basilica di Santa Maria Maggiore ROMA «Volevo fare qualche danno, volevo spaccare qualcosa». Ecco la sua «ragione». Nella storia del romeno Valentin Vasile Anarihei di 33 anni, che nella notte tra domenica e lunedì ha danneggiato la Porta Santa e il portone di legno e bronzo della basilica papale di Santa Maria Maggiore, non c'è alcuna traccia della famosa sindrome di Stendhal, di quel malessere che coglie certi visitatori di fronte all'eccesso di bellezza. Nel suo gesto distruttivo (ha strappato nove pezzi di bronzo, in gran parte stemmi cardinalizi, dalla Porta Santa del Giubileo del 2000, poi ha colpito più volte il portone principale, accanendosi soprattutto sulla formella che ritrae l'Annunciazione) c'è solo la testimonianza di un disperato disagio mentale, di una solitudine profondissima. Valentin Vasile, come si dice in questi casi, è «senza fissa dimora». Nei danni che ha procurato c'è anche la spaventosa dimostrazione della vulnerabilità di Roma, scrigno di tesori a cielo aperto, probabilmente indifendibile nella sua interezza per la quantità e la qualità dei complessi monumentali, delle chiese, dei reperti archeologici, delle fontane che la rendono unica nel pianeta. Valentin Vasile Anarihei, alle 4 del mattino di lunedì, non ha forzato particolari strutture di protezione: ha solo scavalcato la cancellata della basilica ed ha dato sfogo alla sua rabbia. Per fortuna gli agenti del commissariato Esquilino sono arrivati in tempo utile per evitare altre distruzioni. Valentin Vasile li ha aggrediti, ha tentato la fuga (a torso nudo, così come si trovava nonostante il gelo) ma è stato arrestato. Molto soddisfatto per questo risultato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno: «Il fatto che il vandalo sia stato colto in flagrante è sicuramente un passo avanti rispetto a precedenti episodi simili. Il problema della difesa del nostro patrimonio artistico della città e delle aree religiose è un tema che rimane prioritario». Il giudice per le indagini preliminari in un primo momento aveva deciso per gli arresti domiciliari, tentando di collocarlo a casa della sua ex convivente a Torino. Ma la donna ha opposto un rifiuto assoluto. E così ora Valentin Vasile si ritrova libero, col solo obbligo di firma al commissariato Esquilino. Gestire quel tipo di disagio è difficile, anche legalmente. Roma attira i vandali da sempre. Ma a cavallo tra la fine del secolo scorso e il primo decennio del 2000 i casi si sono moltiplicati. Il famoso caso di Laszlo Toth, che il 21 maggio 1971 colpì a martellate la Pietà di Michelangelo a San Pietro, è solo il primo. Poi nel 1989 Thomas Lange, in sedia a rotelle, tenta di dare fuoco alla Madonna di Foligno ai Musei Vaticani, e per un puro caso non ci riesce. Nel 1998, ai Musei Capitolini, alcuni ragazzi in visita alla mostra di Matisse bucano una tela. Nello stesso anno tre vandali spezzano il Tritone della Fontana dei Fiumi di Bernini a piazza Navona. Poi tanti altri. Fino al cittadino romano (anche lui senza fissa dimora) che il 3 settembre scorso danneggia la Fontana del Moro a piazza Navona. Roma è così. Bellissima. E attaccabilissima.