Si chiude un altro simbolo di Milano, il Manzoni, un tempo il cinema più fastoso della città nella galleria di via Manzoni, provvista di libreria, un night, una rosticceria e un locale di cravatte dove entrò Gary Cooper prima degli applausi per «Mezzogiorno di fuoco». Costruito nel '47 ma inaugurato nel 1950, aveva già chiuso i battenti nel 2006, ma aveva tirato avanti con mostre e altre iniziative. Con la fine dell'esposizione temporanea dell'artista Pipilotti Rist, promossa dalla fondazione Trussardi, chiude di nuovo un simbolo di Milano, il Manzoni, un tempo il cinema più fastoso della città nella galleria di via Manzoni, provvista della Libreria Einaudi, un night, una rosticceria e un locale di cravatte dove entrò Gary Cooper prima degli applausi da sceriffo di «Mezzogiorno di fuoco». Per arrivare nella grande sala di proiezione con pianta a forma di violino di 1.600 posti di velluto rosso, partendo dall'atrio di 800 mq, ecco la lunga scenografica scalinata, martirio per gli over 50: rosso pompeiano come piovesse, sculture anche di Francesco Messina, dispendio di fregi, colonne e spazi, due ampi foyer, guardaroba e bar prima dell'impero del cornetto. Costruito nel '47 ma inaugurato nel 1950 con l'American National Ballet Theatre, ospite d'onore Ingrid Bergman, agghindato con stucchi, dipinti mitologici in tuniche e pose greco tragico plastiche (come il gemello sotterraneo teatro a fianco) il Manzoni chiuse i battenti nel luglio del 2006 con «Hot Movie», condannato dalla nuova politica delle multisale. Troppo grande, la folle distribuzione di film d'essai l'aveva reso deserto con pochi cinefili sperduti nel buio. Ora l'ipotesi è di un megastore, di un centro commerciale dove però il cinema, il multisala, dovrebbe ritrovare uno spazio e una ragione che risponda alla domanda dei tempi. Il Manzoni Auditorium fu l'elegante ritrovo grazie anche alla supervisione della baronessa Blanc che dava ordine di lucidare gli ottoni. Nel '53 l'exploit, si esibisce il gran comico, muto e serioso, Buster Keaton nel varietà «Il piccolo Naviglio». E nel corso del tempo molti ospiti illustri con Benigni, Visconti, la Loren «Mamma Lucia», Gassman, Anna Magnani, oltre a serate di beneficenza. Vicino al Manzoni c'erano il Capitol e poi il Cavour, tre belle sale non mescolate alla piccola Broadway centripeta, con un tocco di distinzione che giocò a loro sfavore quando la voglia del centro li fece giudicare locali alla periferia dell'impero di corso Vittorio Emanuele. Il lussuoso Manzoni a Milano ci furono tre sale omonime in via Cimarosa, corso Vercelli e viale Corsica ha i suoi fantasmi da mettere in mostra, grandi successi musical come «0klahoma», la tenitura record nel '64 di «My fair lady», «Funny girl» e «Hello Dolly». E poi «Luci della ribalta» di Chaplin, «Caccia al ladro» e «La donna che visse due volte» di Hitchcock, «L'uomo dal braccio d'oro», «Bellissima» e «Lo straniero» di Visconti. Il Manzoni, conosciuto in tutta Europa, fu anche il locale che primo in Italia (terzo nel mondo dopo New York e Londra) proiettò il Cinerama con schermo tripartito e avvolgente: da «Questo è il Cinerama» (9 aprile '55) ai colossi western «Il grande sentiero», «La conquista del West» (nel '62 incasso record in città di 366 milioni 619 mila lire), coi giganteschi profili yankee di James Stewart e John Wayne. E in quel locale trovarono il loro pubblico i film Disney, commedie all'italiana come «Alta infedeltà», «Cuori solitari», «Patata bollente», «La ragazza con la pistola», ma anche «Questo pazzo pazzo pazzo pazzo mondo» di Kramer. Infine, «Satyricon» di Fellini, autore però che era di casa al Capitol (peccato che Armani non abbia pensato a una mini sala per i classici italiani). E ci furono anche le grandi saghe spettacolari di Rambo, dei Padrini e delle Guerre stellari. Repertorio misto, successi e flop, come vuole la roulette del cinema che speriamo risorga in un complesso commerciale che deve avere una voce artistica: vendete pure merci, ma compresa quella speciale del film.
Milano. Un megastore al Manzoni
Il Manzoni, un cinema di Milano, chiude di nuovo dopo la fine di un'ultima esposizione temporanea. Costruito nel 1947, era il cinema più fastoso della città e ospitò molti ospiti illustri, tra cui Gary Cooper e Ingrid Bergman. La sua grande sala di proiezione aveva una pianta a forma di violino e era dotata di stucchi, dipinti mitologici e colonne. Il cinema chiuse i battenti nel 2006, ma fu riaperto per alcune iniziative. Ora, l'ipotesi è che il Manzoni sia trasformato in un megastore o un centro commerciale, ma ci sono anche speranze che il cinema possa ritrovare uno spazio e una ragione.
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