A Eduardo Cicelyn, il direttore del Madre, da due anni nella bufera, è arrivato l'avviso di sfratto, in pratica la notifica, da parte del cda, di fine contratto: quando arriverà a scadenza, tra dieci mesi, non gli sarà rinnovato. Secondo le regole del nuovo statuto, non è prevista nessuna nomina diretta da parte della Regione Campania, dalla quale il museo di via Settembrini dipende, ma un concorso, al quale lo stesso direttore potrebbe, in linea teorica, partecipare. Tecnicamente non è un licenziamento. Nei fatti è la ratifica della fine di una stagione, cominciata sette anni fa. Da Santa Lucia hanno voluto rispettare le regole. Hanno fatto i calcoli dei tempi del preavviso e si sono adeguati. Ovviamente, Cicelyn, sebbene se l'aspettasse e l'aspettava, ha reagito con la sua consueta vene, perché non ci sta a fare la parte dell'ultimo giapponese dell'era bassoliniana (spiega in una nota: «Il Madre non esisteva sette anni fa, quando mi fu chiesto di progettare un museo d'arte contemporanea e non so se è chiara la differenza tra chi realizza qualcosa di unico e chi va ad occupare un posto di origine politica qual è il presidente di un ente la cui nomina è competenza della giunta regionale»). E annuncia ricorsi, senza sottrarsi a tutte le polemiche e ai duelli verbali del caso. Chi lo conosce sa che vuole sempre cadere in piedi. «Sto valutando, con i miei avvocati» spiega «se chiedere a un magistrato o a un collegio arbitrale di stabilire se esista o meno, per questo provvedimento che ritengo ingiusto, la possibilità che mi siano riconosciute le indennità di carattere economico previste dal contratto di lavoro». E non si tratta di bruscolini, ma di un bel po' di mensilità. E tra i motivi del benservito della Regione c'è proprio il suo stipendio che si aggira attorno ai 150mila euro all'anno («Troppi per una Fondazione che ha fondi per un milione» precisa il presidente Pierpaolo Forte). «Sia chiaro che non ho alcuna intenzione» replica Cicelyn «né la legge lo consentirebbe a un dirigente, di chiedere il reintegro al mio posto. Né tantomeno posso partecipare a un concorso, dopo essere stato il creatore di un'istituzione artistica giovane che ha raccolto successi internazionali e che possiede una collezione unica al mondo». Sulla quale, tra l'altro, pesa la spada di Damocle del ritiro delle opere (date in comodato e legate alla presenza del direttore preavvisato) annunciato nei mesi passati da maestri del calibro di Francesco Clemente e Minimo Paladino.