La maggior parte del patrimonio artistico si trova nei luoghi di culto GLI OGGETTI Dipinti, sculture, candelieri, organi antichi: è un tesoro culturale che viene tutelato Mentre il governo procede con le sue misure a mettere norme fiscali e tasse robuste sugli italiani, leggo nell'elenco dei provvedimenti anche quelli presi nei confronti della Chiesa. E' chiaro che la Chiesa farà il suo dovere. Ma io penso al fatto che, anche se le chiese sono di fatto già esentate, entro di esse (che sono decine e decine di migliaia) viene conservato e custodito un enorme patrimonio di opere d'arte di ogni genere, stile e materiale. Dai dipinti alle sculture, dalla decorazione plastica alla scultura e all'affresco. E ancora, al metallo, al tessuto e ai magnifici ricami della tradizione liturgica. L'idea di tassare il patrimonio della Chiesa anche se gli edifici parrocchiali, gli oratori o i santuari sono esclusi mi sembra che non tenga conto del fatto, oggi, della inesistenza dei bilanci del ministero dei Beni culturali italiani. Infatti i denari per la manutenzione o il restauro di questa immensa eredità del passato sono quasi del tutto scomparsi (responsabili ministri come Bondi prima e poi Altan). E d'altronde anche i Musei nazionali, e tra questi la stessa Pinacoteca in via Belle Arti, sono poveri e nudi come mai sono stati. La stessa sorte hanno, e forse l'avranno ancor più dura, i Musei civici. Vedo che sono state raccolte molte firme contro l'esenzione dell'Ici dai beni della Chiesa. In parte sono giustificate, ma non si può negare neppure una così singolare disinformazione in un'opinione pubblica che prima dice di amare molto il patrimonio italiano, e poi dimentica che la maggior parte di esso vive ancora entro le mura delle chiese. Più di centomila sono gli edifici di culto in Italia, milioni gli oggetti d'arte di fragilissima conservazione e dunque con reali necessità di tutela e sicurezza. Del resto, il patrimonio della Chiesa ha alimentato a suo tempo anche la formazione dei musei nazionali e comunali, prima in età napoleonica (1796 e 1810) e poi soprattutto durante la liquidazione dell'asse ecclesiastico del 1867: quando Quintino Sella faceva ciò che oggi fa Mario Monti. Di qui sono nati i Musei statali e soprattutto quelli comunali. Queste opere d'arte pubbliche, e cioè proprietà di noi tutti, esigono un doveroso finanziamento per il lavoro di manutenzione e di restauro e nell'attuale squagliamento del ministero dei Beni culturali, la Chiesa si deve sobbarcare la realistica conservazione del più impegnativo dei nostri patrimoni. Il patrimonio artistico è un bene nazionale, e l'arte con la cultura sono la nostra maggior speranza del futuro. Mi sembra dunque davvero impossibile che esso venga sottoposto a qualsiasi pratica fiscale. Senza più interventi finanziari ministeriali, la Chiesa ha il dovere, oggi , di conservarlo, custodirlo, tutelarlo. Nel lontano 1974 cercammo di fare dei conti e scoprimmo che nella sola diocesi di Bologna (città esclusa) c'erano 466 chiese e 61 oratori. Là dentro si conservavano 1328 dipinti d'altare, quasi 400 sculture e 10.547 candelieri, per un totale, alla fine, di 30mila e più oggetti. Gli affreschi, così fragili, raggiungevano i 1357 numeri e cioè lo 0.89 del totale. E poi si imponeva un eccezionale numero di organi musicali sui quali negli anni ha portato la sua attenzione un grande musicista e studioso come Luigi Ferdinando Tagliavini. Le statistiche servono a qualcosa, in questi casi. La sola città di Forlì conserva nelle sue chiese quasi 400 oggetti di piccolo, medio o grande formato, per non dire, tra l'altro, dei 366 cori e oggetti lignei intagliati o intarsiati. In questa mia precisazione l'analisi dei costi e la quantità del patrimonio vogliono rendere evidente che, come ho detto, dall'arte e dalla cultura nascerà un futuro migliore per l'Italia e per la sua stessa economia. E allora, si torni a finanziare la conservazione artistica nelle parrocchie italiane tramite le vecchie ma insostituibili Belle Arti e cioè il bene più prezioso di noi tutti, sia nella lontana storia che nel nostro prossimo futuro. La sola prospettiva è infatti quella di un turismo intelligente (e non di sfruttamento) che restituisca all'Italia il suo ruolo storico di paese dell'arte.