Parla il ministro: per Pompei coordineremo i fondi pubblici e privati «La cultura deve essere uno strumento per uscire da questa crisi, la peggiore dal dopoguerra, che ha colpito l'Europa e l'Occidente. La sfida per l'Europa sarà ritrovare un rinnovato slancio culturale per tirarsi fuori dal letargo nel quale è stata rannicchiata per troppo tempo. E l'Italia, con il suo slancio creativo, può dare un contributo determinante». Così il ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, in un intervista al Mattino. Ornaghi sarà stamattina a Pompei, dopo essere stato ieri al Museo Archeologico e poi al San Carlo dove ha assistito alla Messa da Requiem di Verdi diretta da Riccardo Muti. E su Pompei, rilancia: «L'intervento dei privati è indispensabile». Il ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi sarà stamattina a Pompei, dopo essere stato ieri al Museo Archeologico e poi al San Carlo dove ha assistito alla Messa da Requiem di Verdi diretta da Riccardo Muti. E proprio la dichiarazione rilasciata l'altro giorno dal Maestro al nostro giornale - «Ricominciare dalla cultura per rinascere» - è il punto di partenza di questa intervista. Ministro Ornaghi, la cultura può essere uno strumento per uscire dalla crisi? «La dichiarazione del maestro Muti è non solo un auspicio condivisibile ma una strada fondamentale. La cultura deve essere uno strumento per uscire da questa crisi, la peggiore dal dopoguerra, che ha colpito l'Europa e l'Occidente. La sfida per l'Europa sarà ritrovare un rinnovato slancio culturale per tirarsi fuori dal letargo nel quale è stata rannicchiata per troppo tempo. E l'Italia, con il suo slancio creativo, può dare un contributo determinante». Dopo l tagli perché la «cultura non si mangia», si può dunque immaginare un modello dl sviluppo basato sulla cultura? «Condivido quanto ha detto Benedetto XVI: pensare di uscire dalla crisi senza immaginare un nuovo modello di sviluppo sarebbe impossibile. E un nuovo modello di sviluppo può essere prodotto soltanto grazie alla cultura». Servono nuove regole? «Certamente servono nuove regole per affrontare eventi che fino a qualche anno fa non si conoscevano. Ma le regole da sole non bastano: soprattutto servono nuovi comportamenti per l'utilizzo di risorse e persone». Parliamo di risorse. Lei, ministro, ha detto che bisogna ripensare il rapporto tra pubblico e privato: in che modo? «L'intervento dei privati è indispensabile non soltanto rispetto a scopi specifici, come nel caso di Pompei, ma anche per l'intero sistema del Welfare. Serve però una nuova interpretazione: non si può continuare a pensare che il pubblico sia solo statale e che il privato coincida con un tornaconto personale. L'interesse generale e collettivo deve restare sempre primario, i fini del privato non devono mai prevalere sul pubblico. Bisogna dunque realizzare forme di collaborazione stretta attraverso una cabina di regia che sia in grado di assicurare le procedure corrette, e i tempi stretti, per risolvere un problema prima che questo diventi irrisolvibile». Una parte del mondo della cultura, soprattutto alcuni settori dello spettacolo, si spettava di più dalla manovra economica... «I fondi si sono via via ristretti per tutti i settori in tutte le economie dell'Occidente. Il decreto "Salvaltalia" impone sacrifici a gran parte degli italiani ma bisogna essere consapevoli che si tratta di una strada obbligata. Però va riconosciuto che questo decreto, dopo gli anni bui dei tagli, accende qualche fiammella di speranza anche perla cultura. Al Fondo unico dello spettacolo vanno comunque gli 80 milioni di euro ricavati dal rincaro delle accise sulla benzina. Certo, occorrerà fare di più perché la cultura possa diventare un fattore di sviluppo e non essere più considerata un elemento frenante». Il futuro degli enti lirici? «La trasformazione degli enti in fondazioni non ha dato i risultati sperati. Considerando la complessità della situazione storica specifica di ogni istituzione e le difficoltà di gestione di ciascuno, forse è il caso di riprendere in mano tutta la questione, per questo ho deciso la proroga di un anno per arrivare a definire con chiarezza la situazione». Dopo i crolli e le polemiche, Pompei ha avuto 105 milioni dell'Unione europea: quando cominceranno i lavori? «La riunione tecnica che terremo oggi agli Scavi ci permetterà di mettere a punto un programma e fare in modo che questi tempi vengano rispettati. Dal 2 gennaio, intanto, arriveranno i 22 funzionari nuovi assunti. Su Pompei la Regione e lo Stato hanno un dovere forte di fronte alla comunità europea e internazionale perché si tratta di una realtà unica e preziosissima. Regione e Stato devono dimostrare di essere in grado di risolvere la complessa questione dell'assetto idrogeologico del sito utilizzando al meglio le risorse che già ci sono e fare in modo che i tempi previsti vengano rispettati». In che modo il governo pensa di agevolare l'investimento dl imprenditori privati, italiani e stranieri, che hanno già manifestato. Il loro interesse su Pompei? «Questa pluralità di interessi è un valore aggiunto rispetto a quello che lo Stato vuole fare per Pompei ma l'attenzione non deve essere indisciplinata altrimenti si rischia di creare confusione. La mia indicazione è che venga convocato al più presto un tavolo ristretto per coordinare l'intervento dei privati, per il quale il decreto Salvaltalia ha già previsto procedure facilitate». Soprintendenza unica o separata? «Esperti e tecnici hanno espresso pareri discordi: ci sono fautori dell'una e dell'altra soluzione. Ci sarà il tempo per valutare con attenzione, ora il problema è in secondo piano. Ciò che è importante è spendere al meglio e nel rispetto dei tempi i soldi che ci sono». Cosa rappresenta Pompei per questo governo? «Pompei può rappresentare il simbolo di un problema antico che con questo governo - così come altre emergenze - potrebbe essere ben impostato e trovare la soluzione. Da una buona impostazione dipendono le probabilità di successo».