Coppola: «Grazie a questo strumento troveremo risorse per musei e teatri» Quando Michele Coppola illustrò la sua idea al ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi, intervenuto alla Festa del Pdl nell'ottobre del 2010, era difficile capire dove finiva la volontà dell'ottimismo e dove cominciava la fattibilità del nuovo progetto. Ora che la «Carta di credito perla Cultura» si avvia a diventare realtà, fa specie ripensare a quella sera dell'anno scorso e all'entusiasmo solitario dell'assessore regionale alla Cultura. I fatti gli hanno dato ragione. L'iniziativa conterà su un partner di livello, ovvero CartaSi: un «player» importante, abituato a gestire 6,5 milioni di titolari e 600 mila esercenti convenzionati. «Adesso potremo definire uno strumento di utilizzo quotidiano che permetta di portare nelle casse dei musei e dei teatri le risorse aggiuntive necessarie a confermare e ad arricchire la nostra offerta culturale», spiega Coppola, giustamente soddisfatto. Si chiude una fase caratterizzata da varie manifestazioni di interesse (CartaSi, Banca Sella, Poste Italiane, Unicredit, American Express) e ne comincia un'altra: la «Carta di credito per la Cultura» come strumento innovativo per drenare fondi da destinare a un comparto in sofferenza. Talmente innovativo che altre Regioni italiane intendono farlo proprio. Come? Creando un fondo per sostenere e sponsorizzare iniziative culturali, ciascun titolare della carta potrà scegliere quale finanziare, alimentandolo con le operazioni legate all'utilizzo della medesima. La prima «card» sarà consegnata a fine mese a Roberto Cota, l'operazione decollerà il prossimo anno, Due le modalità della «contribuzione»: pagamento di «royalties» da parte del soggetto emittente delle carte di credito, in proporzione al loro impiego; eventuale destinazione al fondo di punti premio accumulati ai possessori delle carte in virtù di programmi di accumulo specifici. Carte dedicate, si premetteva, emesse con condizioni privilegiate per ottenere la più ampia sottoscrizione possibile. L'offerta iniziale riguarderà i dipendenti della Regione, ma Coppola punta a coinvolgere da subito l'indotto che ruota intorno all'ente: «Mi piacerebbe che oltre ai dipendenti regionali sottoscrivessero la carta anche quelli del Regio, dello Stabile e di tutte le fondazioni culturali piemontesi». Tra i modelli di riferimento del nuovo strumento, senza precedenti in Italia, il contributo che American Express diede alla Ellis Island Foundation per restaurare la Statua della Libertà: milioni di dollari raccolti con lo stesso meccanismo. La Cultura piemontese si accontenterebbe di molto meno.