Licenziato dopo sei anni e molte polemiche il responsabile del museo. Ma il caso non è chiuso La replica: pronto a fare ricorso Dopo sei anni, di cui quasi due (gli ultimi) vissuti tempestosamente, il Madre si appresta a cambiare direttore. Eduardo Cicelyn, che del Museo di Arte contemporanea Donnaregina di Napoli è stato il fondatore, sarà presto sostituito dal vincitore di un concorso al quale poi il governatore Stefano Caldoro affiderà formalmente l'incarico. Forse però è meglio dire che Cicelyn sarà sostituito, perché il fatto che ciò avvenga presto è tutto da verificare. Infatti al direttore il Consiglio di amministrazione non ha inviato una lettera di licenziamento in tronco per giusta causa, ma un preavviso di risoluzione del rapporto di lavoro. E considerando che il preavviso di cui Cicelyn ha diritto per contratto è di dieci mesi, nulla esclude che rimanga nel suo ufficio ancora per un bel pezzo, trovandosi nella singolare posizione di dover programmare l'attività del 2012, pur sapendo di non godere della fiducia dell'«azionista di riferimento», e cioè la Regione Campania, e di quel Cda che del governo regionale è espressione. Non è la migliore delle situazioni possibili per un museo che dopo gli anni dei successi è entrato in contemporanea con il passaggio del governo regionale dal centrosinistra di Bassolino al centrodestra in una crisi profonda, con stipendi non pagati, dipendenti in cassa integrazione, tagli agli orari di apertura delle mostre e altre riduzioni. Dietro tutto questo lo scontro tra lo stesso Cicelyn (che in una prima fase aveva dalla sua il Cda di nomina bassoliniana, presto però sostituito) e il governo regionale, in particolare l'assessore alla Cultura Caterina Miraglia. Lei contestava bilanci in perdita e spese eccessive, lui controbatteva rivendicando il diritto a ricevere finanziamenti già deliberati, la cui erogazione era stata a suo parere ingiustamente bloccata facendo saltare i conti. Avessero potuto, l'assessore Miraglia, che per un breve periodo è stata anche presidente del Cda del Madre, e il governatore Caldoro, si sarebbero liberati da tempo di quel direttore ereditato da Bassolino che nulla aveva in comune con loro e con lo schieramento che rappresentano. Ma Cicelyn, ben sapendo che gli sponsor politici non sono eterni, al momento di lasciare l'attività di giornalista per assumere quella di manager dell'arte e della cultura, si era blindato, firmando con la Fondazione Donnaregina un contratto di direttore di museo a tempo indeterminato, forse runico di questo tipo in Italia. E però dalla sua aveva anche i risultati. Se su quelli economici c'erano margini per discutere, su quelli puramente artistici nessuno poteva contestargli nulla. In pochi anni il Madre era diventato una realtà di assoluto rilievo nel panorama internazionale, ed era quindi impossibile mandarlo via con contestazioni che entrassero nel merito del suo lavoro o di quello del suo braccio destro Mario Codognato (che non è stato licenziato ma ha capito che toccherà anche a lui). La via d'uscita di Cicelyn dal Madre è stata trovata apportando modifiche allo statuto, prassi legittima seppure nello specifico piuttosto tormentata, perché per due volte la bozza di proposta della Regione è tornata indietro, prima perché respinta dal Cda «bassoliniano» (che perciò fu mandato a casa) e poi perché conteneva passaggi che il consigliere giuridico della Miraglia sconsigliò di portare avanti. Alla fine però la modifica è passata, e contiene un passaggio che sembra fatto apposta per Cicelyn: uno statuto (parzialmente) ad personam, ma in senso sfavorevole. Recita il nuovo articolo 13: «Il direttore generale è nominato dal presidente della giunta regionale a seguito di previo concorso internazionale (...) Il direttore generale dura in carica 5 anni e può essere confermato per una sola volta». Cicelyn il concorso non lo ha fatto ed è in carica da sei anni, e la riconferma «può» avvenire ma non è detto che avvenga. Ma il punto centrale è lo stipendio, che lo statuto vuole equiparato a quanto previsto per i dirigenti di Sovrintendenza. Quello di Cicelyn è quindi ritenuto troppo alto rispetto alle attuali possibilità di spese per il Madre, dove però i nuovi membri del Cda hanno fissato (legittimamente ma forse inopportunamente) per la prima volta dalla nascita della Fondazione una retribuzione per se stessi pari a circa 8o mila euro all'anno. C'è da giurarci che sarà questo uno dei punti del ricorso contro il suo licenziamento che Cicelyn sembra avere in mente quando, in una lettera diffusa in Rete, ricorda di essersi sempre «battuto ovunque, anche in tribunale» e scrive: «Sono convinto che la risoluzione del mio rapporto di lavoro si fondi su motivazioni ingiuste». Difficile quindi che possa accettare le «future collaborazioni» auspicate dal presidente del Cda Pierpaolo Forte, che ora al direttore licenziato fa ponti d'oro: «Le grandi mostre del Madre sono tutte merito suo, ma purtroppo un'istituzione non si può identificare con una sola persona».
Napoli, via il direttore del Madre: Stipendio troppo alto
Il direttore del Museo di Arte contemporanea Donnaregina di Napoli, Eduardo Cicelyn, è stato licenziato dopo sei anni di servizio. La sua uscita è stata decisa dal Consiglio di amministrazione del museo, che ha inviato un preavviso di risoluzione del rapporto di lavoro. Cicelyn ha diritto a un preavviso di dieci mesi, quindi potrebbe rimanere nel suo ufficio ancora per un po'. Il licenziamento è stato motivato da problemi economici, in particolare dallo stipendio di Cicelyn, che è stato considerato troppo alto rispetto alle possibilità di spese del museo. Il nuovo direttore sarà scelto attraverso un concorso internazionale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo