Ha ragione Francesco Domenico Moccia nel sostenere, su "Repubblica", che bisogna approvare con urgenza il piano strategico operativo del Vesuvio: i nostri territori sono vittime dellimmobilismo decisionale degli enti sovraordinati. La legge regionale 212003 ha carattere "emergenziale" e il suo compimento è il piano strategico operativo. Il Pso doveva esserlo entro sei mesi dal varo della legge; il fatto che a tuttoggi non lo sia determina un generale aumento del rischio: 1) sebbene la popolazione resti stabile è aumentato, in assenza di possibilità pianificate e legali, lo spontaneismo edilizio, sia a fini residenziali sia per le piccole iniziative produttive: non si può risolvere questo problema con approcci polizieschi, bisogna che i Comuni offrano soluzioni ai cittadini; 2) non sono state realizzate vie di fuga, né sono state avviate operazioni di ristrutturazione urbanistica per rendere più sicuro il territorio: non cè bisogno del Vesuvio, basta una pioggia abbondante per fare vittime. Inoltre, a fronte di piani regolatori superati, i Comuni non possono varare nuovi piani urbanistici: ciò sia perché il Ptcp e il Pso sono entrambi delle "bozze", non cogenti; sia perché, a differenza di quanto sostiene Moccia, i due strumenti sono in palese contrasto tra loro (non occorre un attento studioso per accorgersene). In particolare: mentre il Pso individua come aree per "misure compensative" zone derivanti dai vigenti piani comunali, il Ptcp in molte di queste aree consente esclusivamente usi agricoli. Nessuno dei due approcci può essere condiviso in alternativa allaltro. Occorre, come ho più volte pubblicamente sollecitato, che tutti gli attori istituzionali ragionino, senza pregiudizi, per risolvere le aporie presenti. Meglio sgomberare il tavolo da ogni equivoco: non vogliamo "sbloccare" i condoni né "costruire case". Vogliamo solo rendere più sicuro, più bello e più vivibile il nostro paese. Per far ciò non basta approvare il Pso così comè (il piano presenta gravi difetti ed errori): bisogna prendersi un tempo - certo e breve - per approfondire le questioni a partire dalle conoscenze che vengono dai territori e non basare le decisioni solo sulle convinzioni astratte degli "scienziati" della Regione (hanno escluso dalla "zona rossa" unisola amministrativa presente nel nostro comune solo perché appartiene a Pomigliano dArco). Lobiettivo è una proposta condivisa che sia insieme piano strategico operativo, piano territoriale provinciale e struttura dei nuovi Puc vesuviani. SantAnastasia la sua proposta lha già: è il preliminare di piano che tutti (cittadini ed istituzioni) sono invitati a migliorare, per trasformarlo in un definitivo e concreto Puc. Visto che la Regione e la Provincia ci ignorano, continueremo sulla nostra strada, dal basso, mediante un ciclo di urbanistica partecipata (il primo incontro è fissato il prossimo 11 gennaio) che dia sostanza alle nostre idee. Lautore è sindaco di SantAnastasia