caro direttore, la Fondazione Donnaregina ha deliberato il mio licenziamento. Non si è trattato di una decisione consensuale e ritengo che la decisione degli amministratori non sia giustificata. Anzi, per dirla tutta, sono convinto che la risoluzione del mio rapporto di lavoro si fondi su motivazioni ingiuste. In sintesi, le ragioni addotte sono due. E cioè: la necessità di applicare lo Statuto e linsostenibilità del mio stipendio per le casse dellEnte. È una piccola storia, ma è bene ricordarla. Su insistente richiesta della Regione Campania (la prima delibera regionale risale ad oltre un anno fa), la Fondazione aveva approvato mesi fa alcuni cambiamenti al proprio Statuto, sostenendo che altri soggetti sarebbero così entrati nel gioco pubblico dellarte contemporanea. I privati, tanto evocati e corteggiati, non si sono però materializzati. E capitali nuovi non sono mai arrivati nelle casse della Fondazione, neanche quelli a mano armata e a lunga gittata, minacciosamente promessi a suo tempo dallassessore Caterina Miraglia. Eppure, nonostante il progetto regionale si sia arenato e mentre le risorse a disposizione della Fondazione continuano a diminuire in modo preoccupante, il Cda di fresca nomina, costituito con atto monocratico del presidente Caldoro, ha ritenuto di attivare le procedure per il mio allontanamento e per lassunzione del prossimo direttore generale. È stata così applicata solo una tra le norme nuove dello Statuto. Delle altre, al momento, non si sa nulla - e parliamo del cuore della riforma: ingresso di 2 nuovi membri nel Cda in rappresentanza di soggetti privati, allargamento del Comitato scientifico, formazione di un Ente sostenitori. Vengo solo un istante alla seconda ragione, osservando che il presidente, benché si premuri di esprimere nellatto del congedo un cortese apprezzamento per il mio operato, non sembra abbia chiaro quali e quanti siano stati i miei lavori fino ad oggi. Perciò, riassumo: direttore generale della Fondazione, direttore del museo darte contemporanea Madre, responsabile di procedimenti per progetti e spesa di fondi europei (Rup) e in molti casi anche curatore e saggista. Eppure, dal 2005 ad oggi, lo stipendio è sempre stato uguale a se stesso, unico e senza benefit, parametrato al ribasso su quelli assegnati in media ai direttori delle istituzioni europee omologhe al Madre. Che ora si possa considerare fuori misura la mia retribuzione, mi offende personalmente. Ma tantè. Giunti a questo punto, con un organico museale dal luglio scorso ridotto a tre dipendenti (direttore, curatore e responsabile mostre), ho ritenuto di non dover creare ulteriori difficoltà a nessuno, garantendo fino al termine del preavviso contrattuale la disponibilità e limpegno necessari, perché forse più di altri consapevole che le vicende di unistituzione culturale giovane e innovativa è molto difficile se non impossibile separarle dun tratto e con forza dal destino di coloro che lhanno progettata, realizzata e condotta al successo, contando soltanto sui propri rapporti con artisti, collezionisti ed enti pubblici e privati di ogni angolo del mondo, battendosi ovunque (anche in tribunale) per affermare idee e progetti mai convenzionali. Se il "piccolo" Madre, a soli sei anni di vita, gode già di un certo prestigio internazionale, non dipende dalla solidità dellistituzione che lo governa e men che mai dal sempre più flebile sostegno del suo fondatore unico, bensì dalla creatività, dalla reputazione e dalle buone pratiche messe in campo dalle persone che lhanno immaginato e costruito giorno per giorno. In conclusione, solo un consiglio vorrei rivolgere al presidente Forte, così solerte nellapplicare lo Statuto vigente. La Fondazione Donnaregina è lorgano da cui ha origine lesistenza e la vita del museo darte contemporanea, una creatura che ha bisogno di attenzione e cura quotidiane. Annunciare oggi - nelle condizioni economiche date - un paradossale allargamento del perimetro delle sue attività risuona a via Settembrini come un automatico, inaccettabile disimpegno dal Madre. Lautore è direttore del Museo Madre