Roma Cè tutta la Roma del Ventennio, una città minuta e popolana, viva dietro la facciata imperiale in cartapesta del regime, nelle colorate e scanzonate Case del Foro Traiano di Mario Mafai e nel surreale, pre-felliniano Cardinal Decano di Scipione Bonichi. Due opere emblematiche di quella Scuola di via Cavour che, individuata da Roberto Longhi come nucleo febbricitante di una nuova temperie espressionista, confluirà poi nella più larga definizione di Scuola romana: dal tonalismo di Capogrossi, Melli e Cavalli al realismo magico di Donghi, alle atmosfere sospese di Trombadori. Sono le attrazioni più corpose e omogenee della Galleria civica capitolina che ha riaperto i battenti da poche settimane dopo un lungo oblio. Inerpicata su per via Crispi e stretta tra la chiesetta di San Giuseppe dei Falegnami e il palazzo della galleria Gagosian, la collezione (iniziata nel 1883, istituita nel 1925 e trasformata nel 1931 in Galleria Mussolini) trova ora una nuova disposizione lungo i tre piani dellex convento settecentesco. Maria Elisa Tittoni, Maria Catalano, Federica Pirani e Cinzia Virno studiose della Sovrintendenza comunale che ha in cura il museo hanno scelto di presentare 140 delle 3200 opere della raccolta, esponendole stavolta secondo le categorie "Luoghi, figure, nature morte", titolo della prima mostra (fino al 15 aprile) di una collezione che andrà a rotazione. Fuori dal taglio "per generi" è la sezione iniziale dedicata alla scultura: alla fine del corridoio del chiostro si staglia, magnifica, la figura del Pastore di Arturo Martini, opera acquistata come tantissimi altri pezzi della collezione alla Quadriennale nazionale darte che si teneva poco distante da via Crispi, al Palazzo delle Esposizioni. Artefice di quella rassegna fu, fin dalla prima edizione del 1931, il critico-pittore Cipriano Efisio Oppo, di cui è esposto uno Scherzo "matissiano" proveniente dalla mostra della Secessione romana del 1916. Alla Biennale romana del 23 fu invece comprata la bellissima composizione di donne nude allo specchio di Ferruccio Ferrazzi. La Galleria darte moderna di Roma capitale (questo il nuovo nome) offre uno spaccato sulla ricerca a Roma tra Otto e Novecento ma anche sulla ricca serie di rassegne pubbliche che animavano la città. E nella sala dei paesaggi un poco affastellati a causa degli spazi angusti; la speranza è che il Comune possa acquisire il deposito Ama accanto al museo spicca la lunga teoria di vedute del Colosseo. Ma il respiro della collezione è extra-cittadino grazie alla presenza di opere di protagonisti della scena nazionale quali Morandi, Sironi, Casorati, de Chirico. Anche i loro quadri vengono dalle Quadriennali del 31 e del 35, come il Marinaio nello spazio di Prampolini, uno dei pochi futuristi della raccolta e sodale di Giacomo Balla. A Balla è dedicata, al termine del percorso, unintera saletta dove spicca, però, la sua fase pre marinettiana: quella divisionista del Dubbio (nella foto).
ROMA - Riapre la Galleria civica capitolina tra classicismo e realismo magico
La Galleria civica capitolina di Roma ha riaperto i battenti dopo un lungo oblio e presenta una nuova disposizione della sua collezione di 3200 opere. La mostra, che si chiama "Luoghi, figure, nature morte", esprime le opere secondo le categorie scelte dalle studiose della Sovrintendenza comunale. La collezione include opere di artisti italiani e stranieri, tra cui Morandi, Sironi, Casorati, de Chirico e Giacomo Balla. La mostra include anche opere di scultori, come Arturo Martini, e di pittori come Ferruccio Ferrazzi. La Galleria darte moderna di Roma offre uno spaccato sulla ricerca artistica a Roma tra Otto e Novecento e sulla ricca serie di rassegne pubbliche che animavano la città.
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