Müller più lontano, si cerca anche all'estero. Obrist e Todoli tra i papabili per Arti Visive Mentre è corsa contro il tempo per la ratifica della sua nomina e il rinnovo del Consiglio di amministrazione - con l'obiettivo di arrivare entro l'anno al voto delle Commissioni Cultura di Camera e Senato e a reinsediarsi all'inizio del nuovo anno - Paolo Baratta ha già iniziato a pensare alla nomina dei nuovi direttori da proporre, con tre caselle da coprire con una certa urgenza: Cinema, Architettura e Arti Visive. La possibilità di una riconferma di Marco Müller per altri quattro anni - dopo gli otto già trascorsi alla guida del Festival - sembra problematica, anche per i problemi emersi con la presidenza soprattutto nell'ultimo anno e la freddezza del critico verso la possibile riconferma di Baratta, poi avvenuta. Alberto Barbera che ha guidato per soli due anni con buoni risultati la Mostra veneziana, poi bruscamente allontanato - avrebbe potuto essere un buon "cavallo di ritorno", ma ha già fatto sapere di essere indisponibile. E Piera Detassis, in scadenza dalla direzione del Festival del Cinema di Roma, non convincerebbe a pieno. Ma visto il consenso di cui Müller comunque gode nel mondo del cinema, serve una soluzione di livello, e Baratta potrebbe pescarla anche all'estero. Per Architettura, il sogno proibito di Baratta è, da sempre, Renzo Piano, che però non si è mai reso disponibile. La candidatura dell'architetto britannico David Chipperfield, il progettista del nuovo cimitero di San Michele, resta una possibilità concreta, anche se anch'essa non desta grandi entusiasmi. Infine, Arti Visive. Qui l'incertezza è grande e i nomi che girano sono parecchi. Due stranieri e di grande prestigio. Uno è un altro critico svizzero, dopo Bice Curiger, Hans Ulrich Obrist, direttore dei progetti della Serpentine-Gallery di Londra e più volte in passato vicino a diventare direttore della Biennale Arti Visive. L'altro è quello dello spagnolo Vicente Todoli, fino allo scorso anno direttore della Tate Modern di Londra. Sul fronte italiano girano i nomi di Massimiliano Gioni, chief curator al New Museum di New York e di Luca Mammimo Barbero, già direttore del Macro di Roma e in predicato fino all'ultimo per approdare al Mart invece di Cristiana Collu.