Società individualista più di quella greca vide fiorire una vera industria della scultura Espressione di una spiccata individualità, ma anche emulazione dei potenti dellepoca. Nella Roma repubblicana e imperiale, il ritratto rappresentava una pratica sociale estremamente diffusa. Ne parliamo con Eugenio La Rocca, ordinario di Archeologia e Storia dellarte greca e romana alla Sapienza e curatore della mostra "Ritratti. Le altre facce del potere", che da marzo a ottobre ha attirato ai Musei Capitolini di Roma oltre 260 mila visitatori. Professore, cosa ci raccontano i busti esposti alle Reali Poste? «I romani avevano una grande predilezione per la rappresentazione ritrattistica, probabilmente a causa di una concezione dellindividualità ben più spiccata, ad esempio, dei greci. Questo spiega non soltanto una concentrazione di ritratti di gran lunga maggiore in questa civiltà rispetto allaltra, ma anche perché i busti romani si caratterizzino per un avvicinamento alla fisionomia naturale molto più forte rispetto alle statue greche». Accanto ai ritratti degli imperatori, si trovano quelli di semplici cittadini: intellettuali, giovani, donne, spesso volti senza nome. «A Roma si facevano ritrarre gli esponenti non soltanto dellaristocrazia, ma anche di quella che, con un termine moderno e forse inappropriato, potremmo definire media borghesia. Anche questa è una differenza importante rispetto al mondo greco, dove venivano raffigurati nelle statue soltanto i sovrani e quella esigua classe di uomini ricchissimi che erano i mecenate delle loro città. In età romana invece si facevano ritrarre persino i liberti, e questo spiega il perché della grande quantità di busti arrivata fino a noi». Si può parlare di unindustria del ritratto? «Assolutamente sì: esisteva un mercato della scultura molto ricco, con tantissimi atelier che offrivano le loro prestazioni. Ogni periodo storico del mondo romano si caratterizza per un avvicinamento del ritratto privato a quello degli imperatori dellepoca: agli Uffizi, per esempio, si possono ammirare volti di semplici cittadini che appaiono praticamente uguali a quelli di Tiberio o Marco Aurelio giovane. Questo perché le botteghe avevano ben presenti i tratti degli imperatori, ma anche per una volontà, tipica dellepoca, di adeguarsi allimmagine della classe dominante. Un po come avviene oggi con la moda: non si imitano presidenti e sovrani, ma comunque personaggi in voga o carismatici. Nessuno si veste come la regina Elisabetta, ma nellInghilterra degli anni Ottanta e Novanta moltissime ragazze copiavano lady Diana». Perché linteresse per larte antica si è affievolito in Italia? «Perché si tende ad apprezzare di più ciò che è meno presente sul territorio. Da qui il grande successo, da noi, di mostre sui grandi pittori francesi dellOttocento o di artisti del Novecento come Picasso, Matisse o Braque, le cui opere non si trovano facilmente nelle collezioni italiane e che attirano il pubblico più di quanto viene custodito nei nostri musei. Uno dei più gravi danni che la cultura italiana si è autoinflitta è proprio questo: non acquisire allestero opere darte di fine Ottocento e della prima metà del Novecento. La mostra alle Reali Poste è unoperazione di grande intelligenza perché si basa sulla volontà di far conoscere al grande pubblico collezioni un tempo vanto della città e oggi finite nei magazzini». (g.r.)
FIRENZE - cesare o liberto tutti volevano farsi ritrarre
La mostra "Ritratti. Le altre facce del potere" al Museo Capitolino di Roma ha attirato oltre 260 mila visitatori. I romani avevano una grande predilezione per la rappresentazione ritrattistica, probabilmente a causa di una concezione dell'individualità più spiccata rispetto ai greci. I busti romani si caratterizzano per un avvicinamento alla fisionomia naturale più forte rispetto alle statue greche. La mostra esibisce ritratti di imperatori, intellettuali, giovani, donne e anche di semplici cittadini, spesso senza nome. A Roma si facevano ritrarre anche i liberti, il che spiega la grande quantità di busti arrivata fino a noi.
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