Con linaugurazione della mostra a Santa Chiara, si completa la terza tappa di un percorso che attraversa gli spazi di Palermo: un esperimento che verifica sul campo i linguaggi contemporanei Dopo la Rinascente e la Cappella dellIncoronazione viene coinvolto il Centro sociale Uniniziativa che richiama quelle sviluppate a Kassel e a Istanbul Al visitatore che varca la soglia del Centro salesiano di Santa Chiara si offre, subito, una visione che restituisce immediatamente il groviglio di storia che è il senso destinale più eclatante della città antica: nella sala teatrale realizzata durante gli anni Trenta, i sondaggi effettuati dalla Soprintendenza hanno rivelato un tratto delle antiche mura puniche della città, e quei blocchi di calcarenite che precipitano alla vista per cinque metri sotto il livello della pavimentazione divelta, si combinano in uno scenario di forte suggestione con il boccascena vuoto e abbandonato del teatro. Qui, Stefania Romano ha ambientato il suo set fotografico, mettendo in posa un gruppo di immigrate dalle vesti coloratissime in una scena di luce bassa e soffusa, pittorica come i dipinti orientalisti ottocenteschi da cui, per molto tempo, è derivata la nostra immaginazione esotica che lincontro con gli immigrati che popolano loratorio provvede dun sol colpo a frantumare. "Io sono Santa Chiara", la mostra che si inaugura oggi alle 17.30 (a cura di Giusi Diana) organizzata dal Museo Riso costituisce un ulteriore passaggio in quella strategia del museo diffuso, programmatica sin dagli inizi di Riso. Mentre è ancora in corso nei saloni del Palazzo Belmonte Riso la mostra "Sotto questo cielo", con gli interventi realizzati da cinque artisti a seguito dei soggiorni in altrettante località siciliane, altri spazi hanno nel corso delle ultime settimane delineato una diversa geografia del contemporaneo: dalla Cappella della Incoronazione, dove è stata inaugurata la mostra di Alessandro Di Giugno alla Rinascente, le cui vetrine su via Roma presentano linstallazione di video e luminarie di Maria Grazia Pontormo (le altre opere selezionate sono allestite allultimo piano), sino a un contesto problematico e vitale come Santa Chiara, in quella Albergheria divenuta, nel corso dellultimo decennio, un vero e proprio laboratorio sia degli spazi urbani che delle dinamiche di mutamento che li attraversano. In questa operazione di coinvolgimento della città che mette in opera una diversa possibile mappatura dei contesti cittadini, Riso recepisce una idea dei linguaggi contemporanei da tempo centrale nelle politiche museali ed espositive internazionali - da Manifesta alla stessa Documenta di Kassel, dalla Biennale di Berlino a quella di Istanbul - dove la contestualizzazione aperta in ambiti diversi rispetto alla tradizionale separatezza del museo costituisce una possibilità di verifica delle modalità dazione e di relazione - sociale, linguistica - dellarte contemporanea. Con un ulteriore elemento di differenza, per quel che riguarda Palermo, sin dalla fabbrica di Palazzo Riso lacerata dai bombardamenti: che i segni tracciati dalla presenza del Museo in questo moto di diffusione interagiscono con una realtà urbana disomogenea di vuoti e addensamenti, dalle griffe alle migrazioni, dalla via dello shopping alla realtà del centro storico dove convivono, anche a Santa Chiara uno di fronte laltro centri daccoglienza e operazioni di speculazione immobiliare, che rende questa azione un possibile paradigma di lettura di un tempo storico sfaccettato e contraddittorio come lattuale. Con una pluralità di esiti che è già oggi una ricchezza del tessuto culturale cittadino. Già alcune fotografie di Di Giugno - luci artificiali fredde e stilizzate da still life - colgono talvolta di Palermo un paesaggio involontariamente spettrale, come la Ferrari impolverata inquadrata come un modellino dimenticato alla luce notturna dei lampioni. Ma è negli interventi realizzati a Santa Chiara, tra il grande cortile lastricato e la sala dellex falegnameria assunta anche come denominazione di un progetto a più tappe tra Riso e il Centro Salesiano, che questa dimensione in progress diventa, per forza di cose, più evidente. Il tema delle migrazioni, cruciale e dirompente per il nostro orizzonte storico, investe infatti una molteplicità di archetipi narrativi: il viaggio, lo sradicamento, lincontro con laltro, il conflitto e il confronto tra culture. Tutti temi incandescenti da maneggiare con cura, che gli artisti invitati (tutti giovani o giovanissimi, e spesso organizzati per collettivi, e quindi con una modalità di intervento per definizione aperta allapporto di altri soggetti) hanno affrontato come un campo di indagine e di ricerca. Barbaragurrierigroup (Barbara Gurrieri ed Emanuele Tumminelli) ad esempio ha esteso agli immigrati una ricerca sui giochi popolari di strada dimenticati - Forgotten Games - che in un contesto caratterizzato dalla compresenza di etnie e culture anche diversissime assume il valore di un dialogo tra tradizioni in cui analogie e diversità tessono la stessa narrazione di gesti e movenze. Analogamente, il collettivo tutto al femminile di Ugo in the Kitchen ha riutilizzato gli abiti dimessi - fogge e colori che raccontano la vastità del mondo - assemblando una sorta di grande ragnatela sospesa, una rete (un net) dove le storie si toccano e si sovrappongono. Un altro collettivo, Nostra Signora, ha invece trasposto i disegni dei bambini che frequentano lasilo del Centro su un rullo di carta da parati poi utilizzato come elemento di design per i ripiani di tavoli e sedie. Prevale, in questi lavori, una idea di condivisione di modelli ed esperienze che è alla base anche dellintervento di Luca Lo Coco non caso concepito sia nello spazio dellex falegnameria - il logo di un uccello in volo che sfugge alle griglie dei chiusini - che in quello virtuale del web (www. madeinout. net) come spazio di scambio. Ma altre volte gli interventi mettono in scena un retaggio più dolente e drammatico. Sono le storie che accompagnano il trittico dei ritratti di Linda Randazzo (Don Giovanni, responsabile del Centro e gli immigrati Elhadi e Mohammed) contaminando con le interviste il linguaggio della pittura; ed è soprattutto il grande congetturale albero genealogico realizzato dal Collettivo Fare Ala, costituitosi tra Italia e Spagna a seguito degli scambi Erasmus, nella parete del cortile. Una riflessione sul passato coloniale e sulla violenza della storia in cui ritratti da cliché fotografico, documenti di identità, personaggi reali e di fantasia, militari, residui della nostra memoria iconografica sparsi come detriti dalla risacca della storia grande e piccola sono imbastiti, in mille rivoli possibili, come seguendo le piste di una sola tragica vicenda. Ci piaccia o meno, è la loro storia, è la nostra storia. La mostra, realizzata in collaborazione con lassociazione Clac, si può visitare sino al 19 febbraio 2012, da giovedì a sabato dalle 18 alle 21. Domenica anche la mattina dalle 10 alle 13.
PALERMO - l'arte del "Riso" esce dal palazzo
La mostra "Io sono Santa Chiara" si apre alle 17.30 nella sala teatrale del Centro sociale Uniniziativa di Santa Chiara, Palermo. La mostra è un esperimento che verifica i linguaggi contemporanei e è parte di un percorso che attraversa gli spazi di Palermo. La mostra è stata organizzata dal Museo Riso e presenta opere di artisti giovani o giovanissimi, che hanno affrontato il tema delle migrazioni e del conflitto culturale. La mostra include interventi di artisti come Stefania Romano, Barbaragurrierigroup, Ugo in the Kitchen e Nostra Signora, che hanno utilizzato diverse tecniche e materiali per esprimere la loro visione. La mostra si può visitare sino al 19 febbraio 2012.
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