La Soprintendenza propone un'intesa al Comune «Qui nacquero le prime imprese d'eccellenza dell'industria torinese» La Soprintendente Luisa Papotti si dichiara «pronta a sedersi a un tavolo con il Comune per risolvere il caso di via Riberi». Qui l'amministrazione civica è decisa a ricostruire l'isolato. Ma la Soprintendenza si oppone a sopraelevazioni che oscurino la prospettiva della Mole. Tanto ha bloccato un progetto che intendeva edificare un palazzo di sei o sette piani, per il quale la Soprintendenza in prima battuta aveva espresso un parere consultivo favorevole, poi ritirato. Il Comune si è sentito danneggiato da questo «cambiamento di opinione» e si è appellato al Tar. Ora che cosa succederà? «Il caso - assicura Papotti - può essere risolto nel contesto del risanamento del quartiere che lo accoglie. E' un approccio che il Comune condivide con noi. Un accordo può essere trovato. Ho sentito l'altro ieri il sindaco Fassino a Roma. Mi ha fatto piacere quando ha riconosciuto che la collaborazione fra Comune e Soprintendenza è ottima ed efficace. Lo dimostreremo». Come? «Con un mutuo sforzo a ricostruire l'isolato per salvaguardare l'anima ottocentesca di un plesso urbanistico che vide nascere intorno alla Mole le prime industrie di Torino. Vi sono presenze che non vanno cancellate, ma valorizzate». In concreto? «La soluzione da cercare non dovrà oscurare in alcun modo la Mole e dovrà rispettare alcune regole, inserite in un vincolo di tutela dell'intero isolato che abbiamo già emanato». Che cosa dice? «Bada alle altezze degli edifici da costruire o da sopraelevare, ma anche ai loro volumi, ai materiali e alle modalità di trasformazione. Il tutto è stato calibrato per conservare intatto l'aspetto originario di un luogo urbanizzato fra il 1810 e il 1850. A seguito dell'abbattimento dei bastioni la città si espanse verso Vanchiglia. Le aree, gravate da oneri di demolizione, avevano prezzi bassi. Favorirono la comunità ebraica, in cerca di un terreno per la sinagoga, la futura Mole. Ma richiamarono anche diversi piccole imprese di qualità». Lasciarono un segno? «Certo. Proprio nell'area di via Riberi sorse la manifattura di Romolo Ropoli. Produceva travi in ferro reticolari usate per creare i padiglioni dei grandi Expò dell'epoca. Dirimpetto, all'angolo di via Gaudenzio Ferrari, c'era la vetreria di Giacomo Macario Figlio, poi demolita per realizzare la casa progettata da Roberto Gabetti per la scomparsa Bottega di Erasmo. La configurazione ottocentesca aggiunse nel 1867 l'asilo della Confraternita dell'Annunziata. Fu l'ultima guerra a sfigurare l'area, dove sorsero poi edifici non coerenti fra loro. Del tempo che fu non rimane che lo stabile di via Riberi che si voleva abbattere. Non ci sembra il caso». Pertanto? «Crediamo opportuno ragionare con il Comune un discorso che valorizzi quanto rimane. Il caso di via Riberi deve essere un'occasione per ripensare il ruolo dell'intero isolato». Intanto come si risolverà il ricorso del Comune al Tar contro la Soprintendenza? «Il problema non si risolve con scontri. II ricorso si oppone a un atto con il quale la Soprintendenza ritira un parere espresso in un momento in cui via Riberi non era sotto tutela. E' stato ritirato quando si è accertato che l'area merita tutela e che il nuovo edificio proposto in via Riberi l'avrebbe compromessa». E accorgersene prima? «Non era facile capire l'impatto sul luogo, valutando il solo edificio. Bisogna ragionare sull'intero quartiere, come il Comune ora riconosce. Non si deve offendere perché la Soprintendenza ha ritirato un parere per intervenire con maggior tutela. Fa parte delle sue competenze, diverse da quelle del Comune, che da parte sua ha operato in piena competenza e legittimità».
Torino. "Recuperiamo insieme il borgo ottocentesco attorno alla Mole"
La Soprintendenza di Torino ha proposto un'intesa con il Comune per risolvere il caso di via Riberi, dove si voleva costruire un palazzo di sei o sette piani. La Soprintendenza si opponeva all'edificio perché avrebbe oscurato la prospettiva della Mole. Il Comune si è sentito danneggiato da questo cambiamento di opinione e ha appello al Tar. La Soprintendente Luisa Papotti afferma che il caso può essere risolto nel contesto del risanamento del quartiere. Il Comune e la Soprintendenza condividono questo approccio e si riconoscono una collaborazione efficace.
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