Il motore è ingolfato ma benzina nel serbatoio, dopotutto, ce n'è. Soprattutto c'è un'idea, precisa, di cosa dovrà sorgere all'interno dell'abbazia di San Giuliano, una volta che i lavori saranno finiti. Al centro, un comando dei carabinieri, specializzati nella tutela del patrimonio storico-artistico. Un punto fermo, attorno al quale sorgeranno gli uffici delle Soprintendenze: tra questi, quello che si occupa delle esportazioni delle opere d'arte, che oggi ha sede a Palazzo Reale, e gli specialisti che studiano il patrimonio tessile. C'è voluto un nuovo Soprintendente, per dare forma a questo percorso. Maurizio Galletti, direttore regionale ai Beni culturali e paesaggistici, arrivato a Genova nel 2008, nel 2010 ha messo tutti attorno a un tavolo per definire cosa fare dell'abbazia. Il risultato è stato un accordo, firmato il 12 ottobre 2010 da tre Soprintendenti: Bruno Cilento, che si occupa di Beni storici, artistici ed etnoantropologici. Giorgio Rossini, Soprintendente per i Beni architettonici e del paesaggio. E Maria Gambari, Soprintendente per i Beni archeologici. L'intesa stabilisce cosa dovrà sorgere a ogni piano del grande complesso di corso Italia. Le Soprintendenze contano molto sull'effetto propulsivo del trasferimento dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, che oggi sono ospitati in via di Santa Chiara, a Carignano. «Poi - precisa Galletti - oltre ad uffici delle Soprintendenze, c'è la possibilità di installare esposizioni, in accordo con il Comune». Qualcosa, afferma il Soprintendente, si muove. «Fra poco saremo in grado di ridurre l'area di cantiere, così sarà possibile recuperare il pavimento di corso Italia». E poi? Galletti sospira. «Stiamo chiedendo ulteriori fondi».