Il monastero di Santa Chiara ospitò le clarisse 4 secoli fa. Dopo un restauro durato undici anni ora è uno splendido museo C'è un luogo a Gorizia dove la storia, l'urbanistica e l'architettura di quattro secoli sembrano sovrapporsi o quanto meno passarsi un ideale testimone. Questo luogo si dipana dalla settecentesca piazza Vittoria attraverso la direttrice via Mameli-via Santa Chiara-viale 20 Settembre. Spalle al castello, con la facciata della seicentesca chiesa gesuitica di Sant'Ignazio a meravigliare il visitatore, ci si incammina lungo via Mameli dove, sulla destra, l'odierna sede della Biblioteca statale isontina, ricorda il ginnasio frequentato nei primi anni del Novecento dai tre non completamente espressi geni goriziani: Carlo Michelstaedter, Enrico Mreule e Nino Paternolli. Giunti in fondo a via Mameli, attraversata la parte finale di corso Verdi - risalente all'Ottocento - sulla sinistra si staglia l'imponente palazzo delle Poste, pregevole testimone dell'architettura del regime fascista. Di fronte, invece, ecco la massiccia mole dell'ex convento di Santa Chiara, la cui data di inizio costruzione -1623 - chiude, o apre, il piccolo compendio di quattro secoli di storia e architettura goriziana. Ideato per ospitare le clarisse, l'edificio offre al visitatore un volto austero, una sorta di muraglia invalicabile qua e là alleggerita da minimi punti luce. Il complesso, nella sua interezza, si compone di tre vaste pertinenze un tempo facenti parte dello sistema convenutale, oggi destinate a edilizia popolare, sede universitaria e, appunto, il museo di Santa Chiara che verrà inaugurato domani contestualmente alla mostra. E all'interno che l'ex convento svela il suo irresistibile fascino. Quattro piani di circa 400 metri quadrati ciascuno, l'ultimo dei quali sovrastato da una serie di capriate massiccie poggianti su originali travature di marmo e rovere. Il recupero dell'edificio, ancorché tribolato (fu iniziato nel 1999 con i fondi regionali destinate alle opere del Giubileo) annovera diversi pregi. Primo tra tutti il ricorso estremo alla conservazione e restauro dell'esistente. Nella pavimentazione, ad esempio, è stata preservata per ampie parti la pietra originaria, che si completa in modo armonico con le piastre in cotto le quali, per colore e calore, sembrano fondersi in un'omogenea atmosfera grazie all'aggancio cromatico offerto dalle travature in legno. Questo di Santa Chiara diventa a tutti gli effetti uno dei più bei musei sicuramente della provincia di Gorizia ma con pochi eguali in tutta la regione e oltre. Gorizia può ben vantarsi di disporre di una sede culturale così prestigiosa, capace di esaltare quanto vi sarà esposto e adatta anche per conferenze e incontri di prestigio. L'edificio ha sopportato con tenacia gli sfregi della prima guerra mondiale e ora, grazie a questo restauro capace anche di alleggerire il quadro d'insieme interno, si candida ad essere il biglietto da visita della Gorizia del futuro. L'edificio del 1623 ha subito molti danni durante la prima guerra mondiale Il monastero di Santa Chiara, probabilmente innalzato dopo il 1623, è rimasto a testimonianza delle numerose costruzioni religiose che caratterizzavano la conformazione urbana di Gorizia nei secolo XVII e XVIII. La chiesa, a pianta longitudinale, occupava l'esatta metà dell'ala adiacente a corso Verdi. L'interno era ad aula, pavimentata in pietra, "salizzado in quadrati" rifinita in legno e coperta da un'unica volta. Le principali trasformazioni effettuate dopo la soppressione del convento e legate alla nuova funzione di magazzino militare, riguardarono principalmente lo spazio della chiesa e del coro, che conservando le strutture murarie esterne, su suddiviso orizzontalmente in quattro piani mediante un interessante sistema di travi e pilastri in legno, tuttora esistente, mentre il campanile venne distrutto. Durante il primo conflitto mondiale il convento subì notevoli danneggiamenti con parti interne di edificio distrutte.
L'ex convento simbolo della cultura goriziana
Il monastero di Santa Chiara a Gorizia è stato restaurato e ora ospita un museo. L'edificio, costruito nel 1623, ha subito danni durante la prima guerra mondiale e ha subito numerose trasformazioni nel corso dei secoli. Il museo, che verrà inaugurato domani, esporrà opere d'arte e oggetti storici. L'edificio è stato restaurato con estrema attenzione alla conservazione e al recupero dell'esistente, con la preservazione della pavimentazione originaria e delle travature in legno. Il museo diventerà uno dei più bei della provincia di Gorizia e sarà adatto per conferenze e incontri di prestigio. L'edificio è stato anche utilizzato come magazzino militare e ha subito danni durante la prima guerra mondiale.
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