Da ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli decise il riaccorpamento di Pompei e dell'area archeologica vesuviana alla Soprintendenza di Napoli. Da leader dell'Api è oggi promotore di una mozione che «impegna il governo» a mantenere tutti gli impegni presi per Pompei, anche in vista della necessità di utilizzare «tempestivamente, efficacemente e con certezza» i fondi europei, con il coinvolgimento degli enti locali, delle università italiane e straniere, a promuovere interventi di sponsorizzazione e definire un piano di valorizzazione turistica del territorio d'intesa con la Regione e i Comuni, ad indire, infine, entro la primavera del 2012, una conferenza internazionale sul futuro di Pompei e dell'area archeologica. Rutelli sarà oggi al Mav di Ercolano con il governatore Stefano Caldoro e il presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali Andrea Carandini per illustrare il contenuto della mozione. «Nel mio studio - racconta il senatore - ho una vecchia foto dei primi del secolo scorso che ritrae alcuni signori in cilindro su via dell'Abbondanza: tra loro c'è il mio bisnonno, Ottavio Marini, all'epoca Ispettore delle Belle Arti». Un legame antico? «Ho Pompei nel cuore. Da ministro ho maturato la consapevolezza della difficoltà di mettere questa straordinaria ricchezza nelle giuste mani manageriali. La mozione chiede che l'incontro tra Comuni, Regione, Stato e Parlamento punti a fare di questa area una grande leva di sviluppo per il territorio». Pompei è nelcuore dl tanti, eppure... «Io credo che il sito paghi la distanza che ha sempre tenuto lontani, nel tempo, le competenze tecnico scientifiche dalle capacità tecniche e di gestione. Un'idea che non sono riuscito realizzare da per esempio, ad una struttura contemporanea per la valorizzazione. Penso a Piero Angela per una ricostruzione virtuale della vita dell'epoca romana». Crede che serva a rendere gli Scavi, che hanno 10mlla visitatori al giorno, più «attraenti»? «Occorre una offerta più avanzata, qualificata e modernizzata. Non c'è nessuna promozione delle aree archeologiche, per esempio, tra le 4mlla persone che ogni anno visitano il Santuario o il Museo archeologico di Napoli, tra i più ricchi del mondo. La vera difficoltà, a Pompei, come al castello di Baia è la cattiva organizzazione». Da più parti, proprio per migliorare l'organizzazione del sito, si chiede il ritorno alla Soprintendenza unica. «La decisione dell'accorpamento, all'epoca, fu presa per migliorare la capacità di spesa di Pompei, per potenziare risorse economiche ed umane. Ma oggi mi affido alla valutazione dei tecnici e dei dirigenti del ministero: non mi formalizzo sul contenitore, l'importante è il contenuto. Pompei è stata un campo di battaglia, l'intenzione della mia mozione, firmata da tutti i partiti, è quella di mettere fine alle polemiche. Ci sono i fondi, gli strumenti e la volontà politica: sarebbe deliquenziale continuare a farne un terreno di scontro per un muretto caduto.