Alla Longola testimonianze preziose sugli insediamenti nell'età del bronzo Poggiomarino, a rischio il lavoro di dieci anni cantieri verso lo stop POGGIOMARINO. La «Venezia protostorica», il villaggio palafitticolo sul fiume Sarno che documenta l'esistenza di una popolazione precedente agli insediamenti di Pompei, potrebbe essere coperta da 4mila metri cubi di terra. Dopo 10 anni di scavi, infatti, i lavori al sito archeologico della Longola, a Poggiomarino, potrebbero fermarsi. Quelli che termineranno il prossimo 23 dicembre dovrebbero essere gli ultimi: non ci sono i fondi, hanno fatto sapere dalla Soprintendenza per i beni archeologici di Napoli e Pompei all'amministrazione comunale. Nonostante l'area rappresenti un luogo eccezionale per la conoscenza delle va -rie fasi dell'età del bronzo e del ferro nel meridione italiano, gli scavi con ogni probabilità si fermeranno per sempre. La notizia mette in allarme il Comune, le varie associazioni che si sono occupate della Longola in questi anni e, nell'immediato, chi dentro il sito ci lavora. Si tratta di circa 30 persone, tra professionisti e operai addetti alla manutenzione del posto. sindacati hanno già incontrato i rappresentanti della Soprintendenza, che avrebbero confermato le difficoltà economiche. Ora il sindaco di Poggiomarino, Leo Annunziata, lancia un sos: «Dobbiamo salvare la Longola, anche a costo di ricorrere a sponsor privati. Mi appello al ministro affinché si trovino soluzioni». Si tratta di un sito perifluviale, costituito da isolotti ricavati da una laguna formata dal fiume Sarno, abitato dalla fine del XV secolo agli inizi del VI secolo avanti Cristo. I reperti vennero scoperti durante i lavori per la costruzione del depuratore del fiume, nel 2000. Nel 2001 si decise di iniziare i saggi di scavo che, seppure con qualche interruzione, sono proseguiti fino ad oggi. Il sito si è conservato sotto una falda d'acqua a oltre quattro metri di profondità ed era abitato dai Sarrasti, una popolazione di origine osca citata anche da Virgilio nell'Eneide. Finora, perla manutenzione, è stato utilizzata una tecnica denominata «well point»: un sistema di drenaggio che permette di realizzare opere nel sottosuolo anche in presenza di acqua. Ora la terra potrebbe coprire tutto. Eppure c'è chi assicura che mancherebbe meno di un metro per arrivare allo strato «vergine». A un passo dal traguardo, dunque, dieci anni di lavoro potrebbero essere vanificati. «Ma in gioco c'è anche la valorizzazione dei reperti già venuti alla luce. Due imbarcazioni ritrovate alla Longola sono conservate alla Città della Scienza, noi vorremmo che venissero date al Comune, siamo pronti a esporle», dice il consigliere comunale Eugenia D'Ambrosio.