L'amministratore del Louvre: "Ecco i segreti" Hervé Barbaret, lei è l'amministratore generale del Louvre, il più visitato museo del mondo. In Italia qualcuno ha detto che con la cultura non si mangia ... «Errore. Con la cultura si mangia eccome. Posso esibirle uno studio della Sorbona che chiarisce in maniera molto esaustiva questo concetto: ogni euro investito in cultura ne genera altri 10 in termini di sviluppo sul turismo, sui servizi, sul commercio. La cultura è indubbiamente un fattore di crescita, ovunque». E il Louvre si regge con i suoi mezzi? «I musei sono imprese culturali e scientifiche, non possono essere considerati con criteri meramente economici, ed è evidente che la mano pubblica deve essere sempre presente e in maniera massiccia. Tuttavia devono avere una gestione oculata e una contabilità sana». Ci può fare un esempio? «Il Louvre è il più visitato museo del mondo, come lei ricordava, quindi con un enorme afflusso di persone. Abbiamo un bilancio di 200 milioni l'anno e metà di questi vengono dallo Stato. L'altra metà deriva per metà dai biglietti (poco più di 50 milioni) e per l'altra metà dal bookshop, dall'affitto degli spazi per eventi, e servizi vari. In questa stagione in cui i contributi pubblici diminuiscono, noi siamo in grado di incrementare tutte queste altre fonti di entrata». Qual è la ricetta per la buona amministrazione di un museo? «Autonomia e valutazione. Autonomia significa che anche un museo pubblico con personale tutto pubblico, com'è il nostro, deve avere dei manager a cui si affidano degli obiettivi da raggiungere e si dà loro un'ampia autonomia di gestione. Dopo di che si valuta il loro operato e, se è il caso, si cambiano». Questo può valere per i musei di grande richiamo, ma per le piccole realtà? «I piccoli musei possono mettersi in rete o associarsi in poli museali, fino a raggiungere una struttura di almeno 100 dipendenti. Dopo di che vale la stessa logica: autonomia e valutazione. Ovviamente gli obiettivi per queste realtà periferiche dovranno essere meno ambiziosi». Che cosa pensa dell'ipotesi di dare i musei in gestione ai privati? «In alcuni paesi lo fanno: il Getty Museum è privato e funziona benissimo. Ma noi, in Europa, preferiamo la formula del museo pubblico, gestito tuttavia con rigore come se fosse privato». Come fa ad ottenere finanziamenti dai privati? «In Francia esiste un sistema di agevolazioni fiscali generoso nei confronti di chi investe nella cultura e nell'arte. Un esempio: le sponsorizzazioni e le donazioni ai musei sono defiscalizzate al 60. Se, invece, si tratta di acquisire al patrimonio nazionale una importante opera d'arte comprandola sul mercato, chi offre i soldi per questo ha uno sconto fiscale che arriva al 90».
"Un euro nel Bello ne frutta altri dieci"
Hervé Barbaret, amministratore generale del Louvre, sostiene che la cultura è un fattore di crescita e che ogni euro investito in cultura ne genera altri 10 in termini di sviluppo sul turismo, sui servizi e sul commercio. Secondo di lui, i musei sono imprese culturali e scientifiche che devono avere una gestione oculata e una contabilità sana, e che la mano pubblica deve essere presente e massiccia. Il Louvre, il più visitato museo del mondo, ha un bilancio di 200 milioni all'anno, con metà provenienti dallo Stato e l'altra metà da fonti private come biglietti, bookshop e affitti. In questo periodo di riduzione dei contributi pubblici, il Louvre ha incrementato le fonti private.
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