Che fine hanno fatto la bellezza e il sacro? Erano gli inamovibili perni dell'antica Civitas. Oggi, per citare Jean Claire ex conservatore del Centre Pompidou, i luoghi a essi deputati sono «sviliti alla stregua di sterili non luoghi»: chiese che paiono «banche», musei «come bunker pieni di quadri in cui nessuno sa più scorgere una risposta alla sofferenza e alla morte». Il rischio concreto è presto detto: la banalità prende il posto della meraviglia. «Quando il sole della cultura è basso sull'orizzonte, anche i nani proiettano lunghe ombre» chioserebbe un Karl Kraus caustico e rassegnato. Non si rassegna invece Marilena Ferrari, che a capo del gruppo Fmr-Art'è (non solo una casa d'arte ma anche una casa editrice e una fondazione), in perfetta sintonia con gli strali dell'intellettuale francese («Adoro Jean Claire!» s'illumina solo a sentirlo nominare), conduce da tempo una campagna per valorizzare il nostro patrimonio culturale: «Contro ogni visione snobistica dell'arte» recuperando «il bello e il sacro che rendono prezioso il nostro Paese». Nel quattrocentesco palazzo bolognese da cui dirige la sua attività, Panorama la incontra per vedere in anteprima la sua ultima fatica editoriale il monumentale volume Italia. Bellezza e fede, dove 140 fotografie firmate da Pino Musi snocciolano per immagini i tre concetti espressi nel titolo, mentre un saggio di Louis Godart indaga il rapporto fra origini cristiane d'Italia e bellezza. «Coi nostri volumi stiamo costruendo un patrimonio di memoria storica degli italiani» spiega Ferrari mentre sfoglia il torno fresco di stampa, pretesto ideale per confrontare i fasti del passato con la «moderna barbarie» stigmatizzata da Claire. Dalla magnificenza antica all'ordinarietà contemporanea: cos'è andato storto? «Per capirlo bisogna ripartire dalle nostre radici» risponde Ferrari. «Bisogna recuperare all'attenzione tutte le meraviglie del passato che gli italiani hanno sotto il naso, quelle che tutti crediamo di conoscere ma che in realtà solo poche persone si fermano ad ammirare seriamente. Solo così possiamo contrastare una tendenza culturale che spesso, anche da parte delle istituzioni, premia realtà risibili o addirittura oscene tralasciando invece quelle più rilevanti». Eccolo allora il meraviglioso eden perduto. Pagina dopo pagina riaffiora tra le foto di Musi nella sorpresa delle inedite sfumature di poesia: le architetture, le sculture le decorazioni dei primi luoghi di culto della cristianità. C'è la Basilica di Aquileia; ci sono gli arditi scorci e le vedute d'insieme di Sant'Ambrogio a Milano; San Vitale e Galla Placidia a Ravenna; Sant'Apollinare in Classe; e poi la Basilica di Santo Stefano a Bologna («...che i bolognesi dicono bellissima perché hanno in mente la piazza ma dove a malapena sono entrati una volta»). C'è la suggestione mozzafiato delle vedute di Trani con la sua cattedrale la Cappella Palatina; il Duomo di Monreale. «Sono le chiese che gli italiani amano. Le hanno scelte loro» spiega Ferrari. «In questo volume abbiamo privilegiato i siti paleocristiani emersi da un sondaggio condotto con l'Eurisko e il dipartimento di statistica dell'Università di Bologna sui 100 luoghi d'arte più apprezzati in Italia». Con esiti sorprendenti. Tolta una scontata top 5 (Duomo di Milano, San Pietro a Roma, San Marco a Venezia, San Francesco ad Assisi, Santa Maria Novella a Firenze), si scopre che un italiano su tre ha in mente il rosone rinascimentale e il portale barocco sovrapposti alla fondazione della Cattedrale di Otranto (1068); uno su quattro conosce Santa Maria della Consolazione fuori dalle mura duecentesche di Todi; e al 53,75 per cento è la popolarità degli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Il nostro immaginario straripa dunque di bellezza, desiderio di sacralità. Antichi affreschi e navate centenarie sorpassano musei hi-tech e asettiche gallerie Eppure, quei gioielli che ci sembrano eterni hanno membra vulnerabili, come gli stessi affreschi di Giotto, solo per fare un esempio, minacciati da infiltrazioni d'acqua a ogni acquazzone perché il terreno circostante al complesso non è più in grado di assorbire gli effetti di forti precipitazioni. «Sono rischi che non possiamo permetterci» commenta secca Ferrari. «Ma proprio qui sta il punto: la salvaguardia dei nostri monumenti passa prima di tutto attraverso la consapevolezza del loro valore. Per questo realizziamo libri come Italia. Bellezza e fede. Per lo stesso motivo abbiamo regalato 100 mila volumi alle scuole italiane. Promuoviamo donazioni a biblioteche, luoghi d'arte e di culto in tutto il mondo. Però le imprese private non bastano. Se vogliamo valorizzare il nostro patrimonio e rieducare gli italiani alla meraviglia, occorre anche l'impegno delle istituzioni». È un appello al ministro della Cultura? «Le parole servono a poco. Al ministro Lorenzo Omrnaghi offro qualcosa di concreto: sono disposta a regalargli tutte le 140 fotografie riprodotte in questo splendido volume. Sono un pezzo della nostra storia, sono il tesoro della nostra memoria, la nostra identità. Se vorrà farle fruttare, mostrandole a tutti gli italiani, avremo dato insieme un piccolo ma significativo contributo contro l'imbarbarimento della cultura. Vinceremo la battaglia solo riportando in primo piano la bellezza e il sacro: i pilastri del nostro passato devono diventare quelli del nostro futuro».
Salvare la bellezza è una vera impresa
Marilena Ferrari, direttrice di Fmr-Art', ha lanciato una campagna per valorizzare il patrimonio culturale italiano. Il suo nuovo libro, "Italia. Bellezza e fede", presenta 140 fotografie di luoghi di culto cristiani e architetture storiche, con un saggio di Louis Godart che esplora il rapporto tra bellezza e fede. Ferrari sostiene che la cultura italiana è stata svilita e che è necessario recuperare la meraviglia per contrastare la tendenza culturale che premia realtà risibili. Ha anche regalato 100 mila volumi alle scuole italiane e promuove donazioni a biblioteche e luoghi d'arte.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo