Padova, dicembre. Ha rapporti con 130 musei e centinaia di collezionisti. Dal 1997 propone una mostra l'anno di livello internazionale, in media visitata da 200 mila persone (il 30 per cento studenti, il 15 per cento dall'estero), con 25 visite guidate al giorno. Ha restaurato uno storico edificio di Padova, Palazzo Zabarella, trasformandolo in una sede prestigiosa: attualmente, e fino al 12 febbraio 2012, ospita una seducente mostra mai organizzata prima, Il Simbolismo in Italia, che ha richiesto cinque anni di preparazione. La Fondazione che porta il suo nome è tra le prime per dinamismo e serietà: pochi aiuti statali, un sito all'avanguardia, cliccatissimo, e un call center sempre a disposizione del pubblico. Federico Bano, padovano, classe 1948, alle spalle un glorioso passato nella moda (tra le sue indossatrici Isabella Rossellini), oggi è un moderno mecenate, che lancia la sfida al neoministro per i Beni culturali Lorenzo Ornaghi. «Non lo conosco personalmente, ma è l'uomo giusto al posto giusto», dice, «e lo invito a una battaglia: non consideriamo più la cultura solo un costo, ma una risorsa su cui investire». Di fronte ai tagli, è ara di coinvolgere di più i privati. Come? «Suscitando la giusta attenzione, motivandoli sul piano etico, aiutandoli a ritrovare il gusto della bellezza. Ma è anche opportuno offrire vantaggi fiscali a fronte delle risorse investite. Comunque, anche 10 euro servono!». Qual è la salute dei beni culturali nel nostro Paese? «Abbiamo una densità di beni così alta da creare notevoli problemi di gestione. Ma è nei momenti di crisi, come oggi, che la cultura può diventare un punto di forza; e le stesse mostre possono contribuire alla nascita di una mentalità nuova, che colga l'importanza del nostro patrimonio e la necessità di custodirlo e valorizzarlo». Italiani e cultura. C'è feeling? "Non abbiamo la dovuta cura, mostriamo scarsa sensibilità. Per incrementarla, si dovrebbe dedicare più tempo a scuola alla storia dell'arte, per far diventare i nostri ragazzi testimoni e custodi di un patrimonio unico al mondo». La sua passione per l'arte...? «Ha radici lontane, negli anni in cui mi occupavo di moda. In particolare, l'incontro con la grande stilista Jole Veneziani ha lasciato il segno: ha fatto nascere in me un entusiasmo tale che mi ha portato a una scorpacciata di musei e mostre, al punto di diventare una autentica passione. Cresciuta dopo l'acquisizione di Palazzo Zabarella. Creare e organizzare mostre di qualità è stato il mio scopo in tutti questi anni». Progetti per il futuro? «Abbiamo sempre alternato mostre dedicate a movimenti (ora sui Simbolisti; in passato, per esempio, sui Macchiaioli) ad altre di carattere monografico (Hayez, Boldini, de Chirico, Signorini). Nel 2012 toccherà a Giuseppe De Nittis, il pugliese che ha rappresentato il genio italiano a Parigi; sarà rievocata l'atmosfera della capitale francese tra Secondo Impero e Belle Epoque, con scelte di allestimento di gran fascino».