Spiraglio o illusione Fassino non chiude le porte ma spinge Federcultura a provarci. Come salvare i beni culturali in un convegno di «Italiadecide» I musei pubblici, anche quelli poco frequentati, si salvano dandoli in gestione ai privati? Uno spiraglio o un'illusione come altre? Intanto il sindaco di Torino Fassino non chiude le porte e invita Federcultura, associazione di privati, a provarci concretamente. Perché lo Stato arranca sempre di più: dai 2.198 milioni di euro investiti nei beni culturali nel 2004, pari allo 0,34 del bilancio generale, nel 2010 i milioni sono scesi a 1.710 milioni (lo 0,22 del bilancio) e «scenderà probabilmente allo 0,18 con 1.429 milioni», calcola il neosottosegretario ai Beni culturali Roberto Cecchi e già influente segretario generale del ministero ora in aspettativa (sostituito da ieri da Antonia Pasqua Recchia). Lo Stato è malato e nell'aula dei gruppi parlamentari alla Camera al convegno «Darevalore Averevalore», organizzato dall' associazione Italiadecide presieduta da Luciano Violante, si parla come salvare i beni culturali. Confcultura va all'assalto: «Dateci i musei in gestione. Anche i piccoli - esorta la presidente Patrizia Asproni - lasciando decidere a noi i biglietti, gli orari, naturalmente con i paletti del buon senso e con la tutela dello Stato. Il precedente governo non ha fatto niente per la valorizzazione, è stata un'occasione mancata». «Gestione ai privati? Sperimentiamo con esempi pilota», commenta Violante. «Si trovi il modo di rafforzare la collaborazione pubblico-privato apre Cecchi con la tutela che resta in mano al pubblico. Dei 37 milioni di visitatori l'anno nei 424 musei statali 8 istituti danno da soli 18 milioni di ingressi. con 15 musei si arriva all'85. Ma i musei piccoli possono diventare un'opportunità connettendoli al territorio, collaborando tutti, Stato, Regioni, Comuni, imprenditori. Puntualizzo che in base alla superficie espositiva, il museo più visitato al mondo sono gli Uffizi». Il sindaco di Torino Fassino suona una nota che più d'uno sente come musica: «In Italia è un errore separare i ministeri dei Beni culturali e del Turismo: nemmeno questo governo li ha unificati». Poi sul pubblico-privato coglie la sfida di Patrizia Asproni: «La nostra città si è riconvertita con successo alla cultura. Sono disposto a discutere della concessione ai privati, venga a Torino e sperimentiamo. Ma guardi che è più complicato di quel che lei dice». Il titolare della cultura Ornaghi non chiude: «Nasca una cooperazione diversa tra pubblico e privato ma i privati non investano solo per il proprio tornaconto». E alla commissione del Senato conferma l'abbraccio appassionato tra arte e turismo: «Nel 2009, dati lstat, il turismo culturale ha rappresentato il 34,6 dell'economia turistica, l'8,6 del Pil e dà lavoro a 2,2 milioni di persone». Giusto. Peccato, chiosa l'archeologo e presidente del Consiglio superiore dei beni culturali Andrea Carandini, «che su internet, per promuoverci in quel grandissimo mercato quale è l'Asia, siamo totalmente assenti. Non sappiamo passare dal Grand Tour dell'800 al Global tour. Servono guide immateriali che non costerebbero cifre pazzesche. Questa è la valorizzazione».