Confermando Baratta alla presidenza della Biennale, il ministro traccia le linee del suo operato Il fatto che per la Grande Brera non ci sia ancora soluzione genera profonda depressione "Dopo aver consultato Comune ed enti territoriali di Venezia e i dati positivi delle diverse manifestazioni, ho deciso di confermare Paolo Baratta alla presidenza della Biennale di Venezia, sicuro che potrà confermare i risultati prestigiosi che ha ottenuto». Lorenzo Ornaghi, ministro per i Beni e le attività culturali, sceglie volutamente una sede istituzionale (la commissione Istruzione e Cultura del Senato, nella prima audizione come responsabile del dicastero) per affidare a Baratta il terzo mandato da presidente della Biennale di Venezia, motivandolo con un giudizio molto lusinghiero. Chiara smentita, nella forma e nella sostanza, dell'indicazione del suo predecessore Giancarlo Galan che, come ultimo atto da ministro, designò Giulio Malgara. Il quale poi si ritirò dopo aver avuto il no della commissione Cultura della Camera. Molto soddisfatti il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni («soddisfazione per la sensibilità del ministro»), e il leader Udc, Pier Ferdinando Casini («saggezza e buon senso del ministro»). Baratta, che tra poco comincerà il suo terzo mandato non consecutivo alla Biennale, è per ora assai discreto: «Ringrazio molto il ministro Lorenzo Ornaghi, ma ora rispetto nel silenzio l'evoluzione delle procedure». Ornaghi, in commissione, ha delineato le sue prossime mosse sottolineando, prima di tutto, il ruolo dei Beni culturali come fattore di sviluppo ma in mezzo a mille difficoltà: «A fronte delle potenzialità di crescita dei settori economici legati alla cultura, negli ultimi anni a causa, soprattutto, della gravissima crisi economico-finanziaria l'impegno dello Stato è andato sempre più scemando, abbiamo perso i13096 delle risorse dal 2008 al 2011». Il ministro ha però ricordato le sue prime mosse in materia di agevolazioni fiscali per le donazioni: lo Stato potrà ricevere direttamente elargizioni liberali per il restauro di beni culturali. Parlando poi al convegno organizzato da «Italiadecide», ha aggiunto: «Il tema delle sponsorizzazioni è rilevante soprattutto in un momento di crisi. Oggi grava sugli sponsor il 21 di Iva e sulle ristrutturazioni il 10. Le procedure per gli sgravi fiscali sono complicate e farraginose, bisogna semplificarle». Sempre in commissione al Senato, il ministro ha avuto anche qualche momento di sconforto: «Quando sento che per la Grande Brera da 35 anni non si riesce a trovare una soluzione, sono colpito da un moto di profonda depressione». Sa bene che il progetto vale, sulla carta, 150 milioni di euro e che in una stagione come questa sarà difficilissimo trovare le risorse. In quanto al paesaggio e alla sua tutela, Ornaghi annuncia «attenzione e determinazione nel riaffermare il principio fondamentale per cui le regole di tutela dei beni paesaggistici devono essere definite con l'apporto fondamentale dello Stato», citando regioni che, con la scusa del piano casa, «tentavano "fughe in avanti" che mettevano fuori gioco il ruolo dello Stato». Come non pensare al Lazio e al piano casa della Polveri con porti, piste da sci, deroghe ai vincoli sull'Agro romano, progetti per alberghi e molto, molto altro?