BENI CULTURALI: CECCHI, SERVE STUDIO CAPILLARE (ANSA) - ROMA, 14 DIC - "Evitare che il governo del territorio e quello dell'economia se ne vadano per strade diverse", ma anche "mettere insieme intelligenze e competenze" seguendo una strada che "non e' il gigantismo museale, ma l'attenzione al singolo episodio culturale" con "un forte coinvolgimento del soggetto privato nelle forme di gestione e un ruolo di presidio affidato allo Stato cosi' com'e' oggi, seppur con qualche correttivo". Queste le urgenze indicate dal sottosegretario ai Beni culturali, Roberto Cecchi, oggi nel corso del convegno "Darevalore-Averevalore. Sinergie fra Stato, Regioni e Comuni, fra pubblico e privato" organizzato da Italiadecide. "L'entita' delle risorse pubbliche, salvo rare eccezioni, risulta tradizionalmente marginale. E mentre la curva della spesa pubblica sale, parallelamente quella per i Beni culturali scende inesorabilmente", spiega Cecchi elencando i molti numeri che oggi pesano sul sistema dei Beni culturali italiani. "Quasi il 50 del territorio nazionale e' tutelato come bellezza naturale - dice -: abbiamo 424 tra musei storico-artistici e archeologici, 12 milioni di metri quadrati di parchi archeologici, 46 biblioteche nazionali con 24 milioni tra volumi stampati, manoscritti, cinquecentine e periodici. Non c'e' modo di sostenere che tutto questo possa essere affrontato contando sull'iniziativa privata, che per ora non si e' dimostrata particolarmente attiva". Ma nello studio solo recente del fenomeno beni culturali in termini quantitativi e produttivi, e' emerso che "quasi il 50 dei 37 milioni di visitatori annuali dei siti statali entra solamente in 8 dei 424 musei pubblici. Si supera l'80 con soli 65 musei, aggiungendo quelli che accolgono tra 250.000 e un milione di visitatori l'anno". Da tutto cio' emerge "un conto economico impietoso per il sistema museale dal quale alcuni traggono conclusioni improvvisate, semplicemente perche' non possiamo annoverare nelle statistiche dei visitatori un solo museo tra i primi 20 al mondo". Gli Uffizi, invece, per rapporto tra superficie espositiva e numero di visitatori, "e' tra i primi musei al mondo" oltre che tra i piu' apprezzati dal pubblico. Il problema, poi, in molti casi, e' che il nostro patrimonio, pur di inestimabile valore e attrattiva, non e' visibile, prosegue Cecchi citando l'esempio della rinascimentale "Cappella Rucellai, che entra nelle statistiche con zero visitatori non perche' non abbia valori culturali da proporre, ma semplicemente perche' non siamo capaci di valorizzarla". BENI CULTURALI: CARANDINI, SIAMO ASSENTI NEL MONDO (ANSA) - ROMA, 14 DIC - Tra le piu' urgenti mancanze del sistema dei Beni culturali italiani c'e' quello di una "infrastruttura immateriale" che ci promuova e che ci faccia conoscere nel mondo, ad esempio verso il grandissimo mercato dell'Asia. A dirlo e' Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, oggi intervenendo al convegno 'Dare valore - Avere valore' organizzato da Italiadecide. "Siamo totalmente assenti su internet - spiega Carandini - non sappiamo raccontarci al mondo, ne' passare dal Grand Tour al Global Tour", quando basterebbero "poche risorse e valorizzeremmo in modo enorme il nostro patrimonio e il nostro Paese". Carandini ha poi sottolineato la necessita' di "un luogo dove l'esperienza sociale e civile possa incontrarsi con le istituzioni. Abbiamo bisogno di chiarificazione - sostiene Carandini circa il rapporto tra pubblico e privato nella gestione dei Beni culturali -. Io sono disponibile ad organizzare un Consiglio superiore, anche a gennaio-febbraio su questo perche' il momento e' maturo". RESCA, STUPITO DA PAROLE CARANDINI (ANSA) - ROMA, 14 DIC - "Stupito e amareggiato" dalle parole di Andrea Carandini. Lo dice il dg Valorizzazione del ministero dei Beni culturali, Mario Resca, che commenta le dichiarazioni rilasciate dal presidente del Consiglio superiore del Mibac, oggi, al convegno "Darevalore-Averevalore" organizzato da Italiadecide. Secondo Carandini, tra le piu' urgenti mancanze del sistema dei beni culturali in Italia c'e' quello "di una infrastruttura immateriale" che ci promuova e ci faccia conoscere nel mondo, ad esempio nel mercato dell'Asia. "Siamo totalmente assenti su internet - ha denunciato l'archeologo - non sappiamo raccontarci al mondo". Resca non ci sta': "spiace non poter essere li' a replicare - dice - le accuse di Carandini mi sembrano assurde". Il manager chiamato nel 2009 dall'allora ministro Sandro Bondi ricorda che in questi anni, proprio grazie al lavoro della sua direzione, sono stati stretti "accordi con mezzo mondo" ed in particolare proprio con l'Asia, per esempio con la Cina dove un museo italiano apre le porte in piazza Tienanmen. "Abbiamo innovato nei linguaggi e nei metodi di comunicazione - aggiunge Resca - abbiamo portato il ministero su Facebook e su Twitter, promosso campagne di comunicazione, aumentato visitatori e incassi dei musei, digitalizzato un milione di volumi delle nostre biblioteche grazie all'accordo con Google, portato Pompei su Google Street e gli Uffizi si Google Art. Forse - conclude - e' vero che la valorizzazione ha sempre dato fastidio e per questo si vogliono ignorare i nostri risultati".
Cecchi, Carandini, Resca: agenzie
Il sottosegretario ai Beni culturali, Roberto Cecchi, ha sottolineato l'importanza di evitare che il governo del territorio e dell'economia si separino e di mettere insieme intelligenze e competenze per gestire i beni culturali in modo efficace. Cecchi ha anche evidenziato la scarsità delle risorse pubbliche per i beni culturali, che scendono inesorabilmente, mentre la curva della spesa pubblica sale. Il presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, Andrea Carandini, ha invece sottolineato la necessità di una 'infrastruttura immateriale' per promuovere e far conoscere il patrimonio culturale italiano nel mondo, in particolare in Asia.
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