I1 Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà, che ha sede in una parte dei settecenteschi Quartieri Militari juvarriani di corso Valdocco, rischia di chiudere nel 2012. I problemi che ne minacciano la vita sono gli stessi che affliggono istituzioni museali, archivi ed enti culturali di tutta l'Italia: i tagli ai finanziamenti, la mancanza di fondi. In questo paese, però, non si distingue tra ciò che davvero conta per la storia, per la memoria, per la cultura del Paese, e ciò che invece, pur essendo spesso di valore secondario o effimero, sopravvive e magari prospera nonostante i tempi bui per l'economia nazionale. Creato nel 2003, con la Regione, il Comune e la Provincia di Torino tra i soci fondatori, il museo della Resistenza (e non solo di questa), tra i pochi esistenti nel suo genere e fucina di iniziative, di mostre e di visite di giovani, ha denunciato da ottobre «la grave crisi che si trova a fronteggiare». Ma, da allora, non è successo nulla, salvo il lancio di una sottoscrizione. Anzi: la «situazione finanziari a fortemente negativa» è peggiorata. È dovuta, spiegano in corso Valdocco, «innanzitutto al mancato versamento delle quote (relative a parte del 20120 e atutto i12011); nel caso della Regione Piemonte la quota 2011 non è ancora stata deliberata». A tutto ciò «si aggiungono la presenza di un pesante affidamento bancario, con gli oneri conseguenti, e un forte indebitamento verso i fornitori». Per quanto concerne l'anno prossimo, poi, «i soci fondatori pubblici non hanno potuto dare alcuna assicurazione». Il consiglio direttivo del museo «ha dovuto quindi prendere atto che non esiste la possibilità di redigere un bilancio preventivo, rimandando all'assemblea dei soci, convocata per il 19 dicembre, la decisione in merito». E «al momento attuale non è in grado di assicurare il proseguimento della propria regolare attività per il 2012». La congiuntura attuale non può assolvere le istituzioni pubbliche dal dovere di salvaguardare un museo che, concepito com'è, illustra e diffonde i valori fondanti della democrazia e della Carta Costituzionale, raccontando la dura lotta che portò alla libertà e testimoniando nel contempo l'orrore della guerra, dei bombardamenti, della deportazione nei lager. Da corso Valdocco è stato chiesto un incontro con i rappresentanti della Regione, del Comune e della Provincia. Nel 2010, in ogni caso, i soci pubblici avevano garantito circa 140 mila euro. Un'inezia rispetto alle somme, sia pure in procinto di salire al patibolo della ghigliottina, stanziate in Piemonte per la cultura, alta o bassa che essa sia.