Anche domenica scorsa. La mostra «Brera incontra il Puskin» da giorni si propone a mezzo servizio. Se va bene. Questione di «straordinari» da pagare ai custodi. Almeno la mostra fosse dedicata a Magritte: il clima surreale che la circonda potrebbe avere una giustificazione. In soldoni: il ministero dei Beni Culturali ha bloccato gli straordinari dei custodi. Tetto massimo consentito, 5o giorni festivi. A Brera il 7o per cento dei dipendenti lo avrebbe, nell'anno solare, superato. Ministero irremovibile, lavoratori indisponibili, sovraintendente disperata, visitatori trattati a pesci in faccia. La situazione dei custodi della Pinacoteca di Brera potrebbe (ci fosse una volontà politica) essere risolta. L'organico ha un «buco» di una decina di unità. Opinione personale: una soluzione potrebbe essere trovata, là dove il ministero se ne occupasse e i sindacati fossero flessibili sul dispositivo dei nuovi (eventuali) contratti. Va detto, tuttavia, che i custodi si sono incartati sul ruolo di «Mondo Mostre». Vale a dire la società coprodutrice della rassegna proveniente dalla Russia. Che alla sigla dell'accordo aveva preventivamente espresso «riserve» sul pagamento degli straordinari. La società infatti non è privata, ma istituzionale. Incaricata dal ministero di gestire lo «scambio» museale: Caravaggio a Mosca, gli impressionisti francesi a Milano. Insomma benché i custodi la pensino diversamente non ci sono privati che non vogliono pagare. C'è piuttosto l'impossibilità (endemica ormai) di Brera di essere una Pinacoteca normale. Brera attende risposte: non solo per la pirandelliana vicenda della separazione tra Pinacoteca ed Accademia, quella Grande Brera bloccata da lacci e lacciuoli, fondi svaniti, cordate evaporate, progetti disattesi. Brera vorrebbe risposte almeno per la gestione dell'ordinario. Dopo aver incrementato gli ingressi in modo esponenziale, grazie a una intelligente politica degli eventi, qualcuno avrebbe «consigliato» alla Pinacoteca di non «strafare». Ne è al corrente il neoministro Ornaghi? Una mostra sbarrata per una questione di «straordinari» è un fatto inaccettabile. Come uscirne? Realizzando le buone idee. Quella che da assessore alla Cultura aveva avuto ad esempio l'attuale presidente dell'Accademia, Salvatore Carrubba. Un «sistema» per i musei civici milanesi. Una Fondazione creata ad hoc. Torino da tempo quel sistema l'ha realizzato. A Milano è rimasto lettera morta. Comuni e Stato non si mescolano. Ma in un tale ipotetico contesto, una perequazione tra gli orari e le retribuzioni dei custodi comunali con quelli statali risulterebbe una proposta indecente? Una mostra chiusa dequalifica una città. Qualcuno si prenderà la responsabilità per l'accaduto? Sarebbe auspicabile. Ma ci crediamo poco. Il nostro è un Paese dove per dirla con Leo Longanesi, noto- riamente, «è meglio assumere un sottosegretario che una responsabilità».