Compie centodieci anni il Regolamento edilizio della città «inferiore». Nel 1931, dopo l'elevazione a capoluogo di provincia, si adottò, invece, il Regolamento unico Nasce come casa degli impiegati lo storico palazzo di piazza del popolo in una foto depoca saro distefano Nella storia urbanistica della città di Ragusa è possibile quest'anno ricordare due anniversari, entrambi di grande importanza, come si vedrà. Il primo è il centodecimo anniversario dell'adozione, nel 1901, del "Regolamento di edilizia" di Ibla, che allora era ancora "Ragusa Inferiore". Uno strumento, il regolamento, composto di quarantuno articoli, tra i più importanti dei quali c'è ovviamente quello che, forse per la prima volta nella storia della città, prevede la istituzione di una apposita "Commissione edilizia". L'organismo, competente nella gestione dell'attività edilizia (anche la minuta) della città, era formato dal sindaco, dal perito comunale, dall'ufficiale sanitario oltre a due membri nominati dal consiglio comunale. Il Regolamento di edilizia prevedeva come necessario il permesso della Commissione per le opere di demolizione, per gli interventi di restauro e di modifica agli immobili già esistenti (permesso di restauro eo modifica che è obbligatorio ma che non può essere negato dai commissari se i lavori sono interni all'edificio, a condizione che non "venga ad essere deturpato l'aspetto pubblico della fabbrica"). Per le nuove costruzioni di quello che all'inizio secolo era ancora un Comune autonomo staccato (seppure territorialmente facente parte) da Ragusa Superiore, la Commissione valutava il progetto in uno alla concordanza col "Piano di sicurezza e di igiene" che era parte integrante del Regolamento stesso. L'articolo 15 del Regolamento interveniva in fatto di dimensioni (per esempio: l'altezza frontale delle case non doveva superare il doppio della larghezza della via, e comunque mai oltre i 21 metri). L'articolo 19 imponeva al proprietario della casa in Ibla di raccogliere l'acqua piovana dai tetti e scaricarla ad almeno 50 centimetri dai marciapiedi con appositi tubi di zinco o di ghisa. Sono vietate le grondaie ed i doccioni che scaricano l'acqua dai tetti sul suolo pubblico. Poiché nel dicembre del 1926 la città di Ragusa è elevata a capoluogo di Provincia, con lo stesso atto si riuniscono la Inferiore e la Superiore. Ne deriva la necessità di un unico Regolamento edilizio, che verrà approvato dal Consiglio comunale esattamente ottanta anni fa (il secondo anniversario di cui si faceva cenno). Nel 1931 si adotta il nuovo regolamento che prevede anch'esso una "Commissione edilizia", presieduta dal podestà, e formata dall'ingegnere capo del Comune, dall'ufficiale sanitario e da quattro membri nominati direttamente dal podestà e scelti tra gli ingegneri, gli architetti ed i diplomati alla "Scuola delle Belle arti" oltre alla nuova figura istituzionale: la Soprintendenza ai Beni ambientali e culturali. Il Regolamento edilizio cittadino è diventato di cinquantuno articoli, con alcuni interessanti, a partire dall'articolo 20 che vieta espressamente (e prevede eventuali sanzioni) la costruzione sul ciglio o alla base di dirupi e terreni scoscesi o su terreni "granosi". "Le fondazioni - detta l'articolo - devono obbligatoriamente poggiare sulla roccia viva e compatta". L'articolo 43 prende in esame non soltanto le nuove costruzioni, ma un intero quartiere, quello all'epoca nuovissimo "al di là della ferrovia, da Tondo Cucinello alla rotabile per Modica e al Viale Mussolini". Le nuove costruzioni realizzate in quel quartiere "dovranno arretrare di quattro metri e creare una striscia parallela alla strada sistemata a giardino e chiusa con ringhiera". Non solo: nel quartiere della stazione il Regolamento detta le regole anche per le facciate delle case, fornendo una scelta dei possibili colori e la eventuale "dipintura figurativa" con mensole e ringhiere metalliche che dovranno necessariamente essere di "forma decorativa". Una previsione per una città che poi, nei fatti, verrà costruita in maniera non coerente coi dettami edilizi. 14122011
SICILIA - Ragusa, una storia urbanistica che non verrà mai rispettata
Il Regolamento edilizio della città di Ragusa Inferiore compie centodieci anni. Il regolamento, adottato nel 1901, prevedeva la creazione di una Commissione edilizia e regolamentava le opere di demolizione, restauro e modifica degli immobili. Nel 1931, con l'elevazione della città a capoluogo di provincia, si adottò un nuovo regolamento edilizio che prevedeva una Commissione edilizia presieduta dal podestà e formata da membri scelti tra ingegneri, architetti e diplomati alle Belle arti.
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