Ridotto in macerie dalle bombe nel 1944 il tempio è stato consegnato dallarchitetto Carughi alla Curia e presentato alla città dal cardinale Sepe e da monsignor Matino Ledificio cinquecentesco è dedicato al secondo santo dei napoletani Una chiesa con vista sullacropoli Le chiese ai privati. La Curia batte il Comune nellassegnazione a enti e associazioni di spazi sacri anche per usi laici, finora chiusi o inagibili. Si comincia con SantAniello a Caponapoli, riaperta dopo 67 anni, trasformata in auditorium per incontri dellArcidiocesi grazie a un restauro innovativo. Il suo autore, larchitetto Ugo Carughi, che ci ha lavorato con larcheologa Daniela Giampaola e la storica dellarte Paola Santucci, ha usato il vetro, permettendo la vista sugli antichi resti dellacropoli ritrovati sotto il pavimento. SantAniello a Caponapoli diventa una chiesa di vetro. Chiusa da 67 anni, da quando il bombardamento del 44, cioè, la ridusse gradualmente in pezzi, è di nuovo aperta da ieri, consegnata alla Curia e presentata ai napoletani dal cardinale Crescenzio Sepe e da monsignor Gennaro Matino dopo un restauro ultraventennale. Il progetto dellarchitetto Ugo Carughi, contempla come materiale il vetro che vale anche come metafora, mentre, come ha raccontato allinaugurazione il vicario per la cultura della Curia, Adolfo Russo, viene varato il progetto "Chiese da riaprire". Gli spazi chiusi, scrigni darte come appunto SantAniello, tempio cristiano sorto sulle vestigia dellacropoli di Neapolis, tornano visibili, "trasparenti" e affidati a privati: enti, associazioni, ordini professionali, disposti a farsi carico anche di restauri, se di entità compatibile, sempre sotto la sorveglianza degli uffici del ministero dei Beni culturali. Sei sono le chiese già assegnate, in collaborazione con Soprintendenza e Federico II e Seconda Università. SantAniello se lè riservata lArcidiocesi per le manifestazioni pubbliche: concerti, convegni, mostre di opere restaurate. Fino al completamento dei lavori di restauro sarà visitabile il cantiere-scuola, con la proiezione di un cartone animato del fumettista Daniele Panebarco realizzato con Carughi. Appassionante la storia della chiesa cinquecentesca dedicata al secondo santo di Napoli, Aniello, che segue in graduatoria per importanza il patrono san Gennaro, sorta in un sito dove le prime tracce di edificato si registrano nel 1058. Per ventanni, dopo la guerra che la ridusse inagibile, restò dimenticata, fuori dalle rotte più battute del centro storico, in cima alla collina identificata come lacropoli greca, dove dovevano sorgere edifici di culto dedicati a Diana, Apollo e Cerere. Si aspettarono gli anni Sessanta, per rifare tetto e nartece (lanticamera delle chiese). Ma solo una decina di anni dopo si notarono degli avvallamenti nel pavimento: nello scavo furono trovati pezzi di mura greche di terzo e quarto secolo avanti Cristo, fortificazioni e contenimento della collina che scendeva sullattuale piazza Cavour, e poi mura in opus reticulatum romano di età Augustea e resti di tombe altomedioevali. Le quote, che scendevano irregolarmente in profondità, non avrebbero consentito la discesa ai visitatori. Vicino allaltare maggiore, dal restauro ancora incompleto, apparvero tracce dellabside di una cappella paleocristiana. Quellaltare è opera di Girolamo Santacroce e risale al 1517. Tutta di marmo, la chiesa fu commissionata da Giovanni Maria Poderico, arcivescovo di Taranto, consigliere di Ferdinando il Cattolico, che faceva parte del circolo letterario e filosofico di Jacopo Sannazaro. E ricca di opere darte: a Giovanni da Nola è attribuita la statua di santa Dorotea, la cui testa staccata si trova a San Martino, e alla sua scuola il bassorilievo della Madonna delle grazie. Dopo lo scavo, il pavimento rimase aperto come una grande piscina lunga dieci metri e larga circa cinque, chiusa dopo lintervento dello strutturista Lo Cascio con un solaio in acciaio, lamiere e calcestruzzo. Alla fine degli anni Ottanta per iniziativa di Nicola Spinosa nacque il progetto per un centro di sperimentazione teatrale al quale si dichiarò interessato anche Mario Martone, e si tentarono soluzioni ardite di platea mobile o a scomparsa, con ponte levatoio per una cavea di 150 posti. Il rebus di come permettere ai visitatori di camminare e guardare al tempo stesso chiesa e sussistenze di altre epoche, in quel museo del tempo che è SantAniello a Caponapoli, è stato risolto da Carughi studiando una passerella di travi di vetro a sbalzo, capace di reggere 400 chili per metro quadrato più il peso proprio anche sotto forma di una folla compatta. Su una pedana in legno ora ci sono panche girevoli il cui schienale può diventare piano di lavoro per chi è seduto dietro. Un palinsesto di storia che dal passato, in trasparenza, arriva sino ad oggi.