Il riconoscimento. Si affianca all'Opificio Pietre dure di Firenze A Napoli il primo corso con l'ok di Beni culturali e Miur Concorso per entrare, quinquennio, 10 allievi per anno Cinque anni di corso, ammissione per concorso, numero chiuso molto limitato: dieci allievi per anno accademico. Sono queste le caratteristiche di base della Scuola di restauro dell'Accademia di Belle Arti di Napoli. I corsi per il conseguimento del diploma accademico a ciclo unico hanno l'obiettivo di formare restauratori di beni culturali secondo profili professionalizzanti specifici, in base alla normativa vigente che pone al centro la didattica «laboratoriale» e prevede oltre duemila ore di discipline tecniche. L'Accademia di Napoli è la prima in Italia tra le istituzioni che fanno capo al ministero dell'Università e della Ricerca scientifica a istituire un corso in restauro che abbia ottenuto il parere di conformità dalla commissione dei ministeri dei Beni culturali (Mibac) e, appunto, dell'Università (Miur) presieduta da Marisa Dalai Emiliani. E si aggiunge così alle tre scuole del Mibac accreditate per il rilascio di tale titolo: l'Opificio delle Pietre dure di Firenze, l'Istituto centrale del restauro di Roma e l'Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio artistico e librario, anch'esso con sede Per la neonata Scuola napoletana 3 profili formativi nella capitale. Tre i profili formativi della neonata Scuola napoletana: materiali lapidei e superfici decorate dell'architettura; manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile, scolpiti in legno, in materiali sintetici lavorati, assemblati e dipinti; e materiali e manufatti ceramici, vitrei e in metallo. Entusiasti i vertici dell'istituto. «L'Accademia vede premiato e riconosciuto il suo impegno più che decennale nell'ambito della formazione dei restauratori di beni culturali», dice la direttrice Giovanna Cassese: «L'Accademia ha investito oltre 300 mila euro per la messa a norma dei suoi laboratori e la dotazione di attrezzature sofisticate, andando ben oltre i parametri imposti». «Così proseguiamo nella realizzazione del piano di sviluppo avviato tre anni fa per il potenziamento dell'offerta didattica e la sempre maggiore apertura alla città». Non a caso l'Accademia di Belle Arti dedica da anni grande attenzione alla problematica del restauro e della conservazione dell'arte pubblica contemporanea. Valutazioni di carattere nazionale ma con un'attenzione al caso del Metrò di Napoli, una sorta di spazio «mobile» che ospita nelle diverse stazioni circa duecento opere e installazioni firmate da alcuni dei più grandi artisti italiani e internazionali. Una scelta che pone Napoli in testa alla classifica delle città con opere di arte pubblica, visitate ogni giorno da migliaia di cittadini-passeggeri. Proprio per questo, però, sottoposte a un'usura non indifferente, vista anche la variabilità dei singoli materiali, che va monitorata costantemente. E questo compito è stato affidato proprio all'Accademia, con una convenzione firmata nel 2006 e rinnovata nel 2009, che cura la manutenzione e il restauro delle opere sulla linea 1 e 6, con cantieri-scuola nei quali gli studenti operano sotto la guida dello staff di docenti coordinati Ignazio Di Bella. La convenzione garantisce un servizio al Metrò, favorisce la formazione dei giovani restauratori partenopei e pone la città all'avanguardia in ambito europeo in tema di conservazione dell'arte pubblica.