Il giudice: i vigili del fuoco chiamati troppo tardi Una manciata di minuti. Trenta, al massimo quaranta. Il rogo del Duomo di Torino, incominciato come un piccolo incendio da spegnere in mezz'ora, si è trasformato in una catastrofe per un banale ritardo nel dare l'allarme. A tre mesi dalla fine del processo, che si è concluso con cinque condanne e sette assoluzioni, il giudice Giorgio Semeraro ha depositato le motivazioni della sentenza. Le parole del giudice sono un severo j'accuse sia nei confronti dei responsabili della ditta Fantino, che stava completando il restauro della Cappella del Guarini; sia dei dipendenti del Ministero dei Beni Culturali incaricati di vigilare su Palazzo Reale, peraltro in gran parte assolti. «Deve ritenersi pacifico - scrive Semeraro nelle 48 pagine della sentenza -che un intervento (dei vigili del fuoco, ndr.) anticipato anche solo di 30-40 minuti, avrebbe consentito di limitare in maniera apprezzabile gli effetti dannosi dell'incendio». Secondo la ricostruzione compiuta dai periti, infatti, le fiamme si sono sviluppate molto presto ma l'evoluzione è stata lenta e prolungata. «Alle ore 22,50 (quando cioè è scattato il primo allarme antifumo) le dimensioni dell'incendio all'interno della Cappella erano ancora assai modeste. Sicché proprio in un periodo in cui l'incendio iniziava rapidamente a diffondersi, un intervento dei vigili del fuoco anticipato di 30-40 minuti avrebbe sicuramente limitato in maniera rilevante i contorni e gli effetti dannosi del rogo, quanto meno contenendolo alla Cappella del Guarini». Invece i custodi svolsero il sopralluogo nell'area interessata (la cosiddetta Zona 31 ) «con leggerezza, senza esaminare attentamente tutti i locali interessati, nella convinzione che si trattasse di uno dei frequenti falsi allarmi dovuti al vento e alla polvere». Una disattenzione fatale. Solo alle 23.45, quasi un'ora più tardi, l'allarme ai pompieri venne dato da un cittadino che aveva notato del fumo provenire dalla chiesa. Sulle cause dell'incendio, e quindi sulla responsabilità della ditta Fantino, il giudice Semeraro non ha troppi dubbi: «l'assoluta certezza di ciò che è avvenuto non è stata - né potrebbe essere raggiunta», scrive il magistrato, «ma il processo ha chiarito che l'incendio ha avuto origine esclusivamente nella Cappella del Guarini, nel tardo pomeriggio, per una causa elettrica». Due le possibili spiegazioni: «l'irraggiamento da un utilizzatore lasciato acceso» (forse una lampada o un faretto) oppure un fenomeno conosciuto come «arco elettrico», che è una particolare specie di cortocircuito. Colpa, secondo il giudice, dei tecnici della ditta che stava svolgendo i lavori di restauro nel Duomo: l'impianto elettrico non era sicuro e nella cupola venne lasciato materiale infiammabile. La sentenza liquida in poche righe l'ipotesi dell'attentato, avanzato nei giorni successivi all'incendio. Sposando le conclusioni della Digos, Semeraro giudica inattendibili le rivendicazioni arrivate a nome di «Luther Blisset», «Totò Riina» e di una sedicente «Lega Antialbanese».