LA LEGGE 186 del luglio scorso ha mietuto vittime illustri al ministero dei Beni Culturali. Questa legge consente a tutti i dipendenti statali di poter prolungare sino a 70 anni la permanenza sul posto di lavoro anche dopo il limite massimo attuale di 67 anni. Perché l'operazione possa attuarsi, quando necessaria allo scopo di continuare a fruire di professionalità particolarmente elevate, la legge pone essenzialmente una condizione: deve avvenire a costo zero con diminuzione del costo complessivo del personale di almeno il 5, come poi stabilito dalla finanziaria 2005. Inoltre, chiede che l'operazione medesima venga programmata da un anno all'altro - cosa che al ministero di Urbani non è stato fatto - proprio perché vi sia evidente pareggio tra il maggior costo dovuto al personale da pensionare che resta in servizio e il minor costo dovuto alla contrazione della spesa complessiva del personale. La realtà è che, contrariamente a quanto ritiene il ministro Urbani, la proroga del servizio di un pensionando "eccellente" viene considerata dalla legge 1862004 come nuova assunzione, con tutto quel che segue in materia di oneri per i prorogati. Il problema al ministero dei Beni Culturali si presenta per alcuni soprintendenti e famose personalità come Adriano La Regina, che da oltre trent'anni tutela egregiamente le bellezze di Roma antica, cui si aggiungono altri come la Petroli Profani direttrice degli Uffici, il dott. Milano direttore della biblioteca estense di Modena e l'architetta Dander del Servizio Ispettorato. La legge, per la sua attuazione, prevede un Regolamento ma il ministro Urbani ha proceduto con celerità, prima che venisse emanato dal ministero della Funzione pubblica, alla conferma dei suddetti professionisti: non c'era infatti molto tempo a disposizione perché, essendo la proroga subordinata alla richiesta dei singoli interessati mentre sono ancora in servizio, a luglio, quando è uscita la legge, dovevano lasciare subito il ministero per raggiunti limiti di età vari soprintendenti tra cui appunto anche Adriano La Regina. Il recente Regolamento, uscito forse con notevole ritardo rispetto alla legge, è stato una doccia gelata per le conferme di Urbani: La Regina e gli altri non possono restare in servizio. Le loro proroghe sono da considerare vere e proprie nuove assunzioni e come tali soggette alle condizioni previste dalla legge. I1 ministro chiede che la Funzione Pubblica in sostanza riveda quanto affermato nella sua circolare perché, a suo dire, la proroga di funzionali in età di pensione non dovrebbe essere considerata nuova assunzione. Così non può essere, a meno che si cambi la legge di cui la circolare ha solo funzione attuativa. Il problema è politico, non interpretativo.
II soprintendente La Regina vittima illustre della legge 186
La legge 186 del luglio scorso ha consentito ai dipendenti statali di prolungare sino a 70 anni la permanenza sul posto di lavoro, anche dopo il limite massimo attuale di 67 anni. La legge richiede che la proroga avvenga a costo zero con diminuzione del costo complessivo del personale di almeno il 5%. Il ministero dei Beni Culturali ha confermato la permanenza di alcuni dipendenti in età di pensione, tra cui Adriano La Regina, ma il Regolamento ha stabilito che le loro proroghe sono da considerare vere e proprie nuove assunzioni. Il ministro Urbani chiede che la Funzione Pubblica riveda la sua interpretazione della legge, ma il problema è politico.
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