Non mi propongo qui di entrare nel merito delle diverse opinioni relative alla ricerca del dipinto murale di Leonardo, quanto esaminarne quello che si può definire un effetto collaterale, sul quale a mio avviso è opportuna qualche riflessione. Mi riferisco allesposto presentato alla Procura di Firenze da Italia Nostra, a firma della presidente Alessandra Mottola Molfino (già direttrice del Museo Poldi Pezzoli di Milano). Le indagini sono partite, i carabinieri sono già stati in Via della Ninna. Il procuratore Giuseppe Quattrocchi ha preso atto che è nata una "querelle incrociata" fra favorevoli e contrari, e ha spiegato che era suo dovere capire quale fosse lorigine del contendere, chi avesse autorizzato i lavori, che cosa si stesse materialmente facendo sulle superfici vasariane, e "in che cosa consistano questi forellini". Occorre allora ricordare che, secondo il regime giuridico italiano, esiste un organo istituzionale specificamente deputato a vigilare sulla fattibilità e, ovviamente sulla innocuità, delle operazioni che comportano interventi materiali sul patrimonio artistico del nostro Paese: le Soprintendenze statali. Qualora queste operazioni vengano compiute da un ente pubblico, come il Comune di Firenze, la tutela dello Stato esiste ipso iure. Ora, risulta che nel caso in esame la soprintendente per il Polo museale fiorentino, competente per i beni artistici per la città di Firenze, e la Soprintendente per il territorio e la parte architettonica, in tempi e modi che non sono oggetto della mia nota, sono comunque state investite dellargomento, hanno per di più domandato e ricevuto dal ministero unautorizzazione specifica. Il capitolo "autorizzazioni" di conseguenza sembrerebbe sufficientemente accertato. Su tutto il resto, a questo stadio, sembrerebbe improponibile che si possa ipotizzare un danneggiamento al patrimonio artistico nazionale. Le operazioni che comportano un intervento materiale sulle superfici dipinte sono condotte nella fattispecie da restauratori del settore dei dipinti murali dellOpificio, che a mio parere e secondo la mia esperienza, costituisce il centro più avanzato nella conservazione degli affreschi che esista al mondo; e prego di credere che non lo dico né per campanilismo né trasportato dallenfasi. Non ce li vedo proprio a danneggiare un affresco del Vasari. Il fatto è che questioni di questa natura andrebbero lasciate al dibattito scientifico fra gli studiosi, e non dovrebbero costituire materia di unindagine giudiziaria. Lauspicio è che la discussione riprenda dallinizio a bocce ferme, in un dibattito che non comporti aspetti odiosi come la denuncia di uno studioso contro altri studiosi, in una sede che non può essere unaula di tribunale. Lautore è stato soprintendente dellOpificio ed è ordinario di restauro a Torino e Firenze