Il ponte sullo Stretto di Messina, occorre sempre ricordarlo, è un'opera che solo per il 30 è a carico delle finanze statali, in quanto per il restante 70 sarà a carico dei privati, con un projectfinancing che coinvolgerà investitori stranieri ed italiani che credono nel progetto e vogliono investire non solo per avere un ritorno economico sui pedaggi ma anche per avere un ritorno di immagine perché il Ponte rimarrà nella storia e rappresenterà l'opera ingegneristica più grande del terzo millennio. In realtà non è solo per i pedaggi e per la gloria che paesi con i fondi sovrani vogliono investire sul Ponte: la Cina, ad esempio, ha bisogno di una piattaforma logistica nel Mediterraneo tale da garantire alle sue merci un più rapido raggiungimento dei mercati globali. Il Mediterraneo infatti, nei prossimi decenni, sarà uno dei principali poli di attrazione sia dal punto di vista geopolitico che dal punto di vista economico e culturale. Basti pensare alla "crisi" dei paesi del Nord Africa che si stanno aprendo alla democrazia ed ai consumi e che detengono le maggiori riserve energetiche del pianeta. E' bene ricordare che la Sicilia, al centro del Mare Nostrum, potrebbe svolgere un ruolo fondamentale che non è solo di piattaforma logistica, ma di governance dei flussi economici e commerciali che inevitabilmente passeranno proprio da qui. L'Isola deve farsi trovare pronta agli appuntamenti del futuro perché il treno passa una sola volta e se non siamo pronti a prenderlo al volo dovremo aspettare qualche centinaio di anni nell'attesa che ripassi. Per questo ci sembrano prive di interesse, senza costrutto, piccine piccine le critiche del Sen. D'Alia del UDC e del Sen. Granata del FLI che sostengono a gran voce: "il ponte sullo stretto è un'illusione pericolosa per la Sicilia". Anche l'IDV sul ponte non ha le idee molto chiare se pensiamo che lo stesso Di Pietro era favorevole quando fu ministro alle infrastrutture; come non è chiara la posizione del PD e di un certo On.Francantonio Genovese, casualmente azionista delle "navi traghetto". A questi signori diciamo che bisogna una volta per tutte mettere da parte l'idea strumentale delle priorità: è prioritario il ponte o sono prioritarie le infrastrutture (porti, ferrovie e strade)? Non si tratta di priorità ma di contemporaneità: non serve a nulla il ponte senza infrastrutture e non servono a nulla le infrastrutture a macchia di leopardo senza un "progetto di sistema" che comprenda anche e soprattutto il ponte. Lo ha capito bene il presidente Lombardo che ha addirittura aperto una "crisi" tra i partiti del cosiddetto "grande centro" sul tema del ponte. E' vero che l'Europa ha dichiarato l'opera non prioritaria ma guarda caso ha approvato il corridoio dell'alta velocità Helsinki - Napoli - Palermo. In conclusione, non ci stancheremo mai di ripeterlo, la Sicilia vivrà nei prossimi decenni un momento storico irripetibile che la porterà al centro di grossi interessi economici soprattutto dei paesi che oggi detengono le maggiori ricchezze; se siamo capaci possiamo governare tale trasformazione e cambiare il destino e la storia della nostra terra. Occorre un progetto di sistema che comprenda infrastrutture materiali ed immateriali: grandi infrastrutture come alta velocità, autostrade, porti, un hub aeroportuale del centro Sicilia ed il ponte sullo stretto; grandi infrastrutture culturali: la riscoperta e la valorizzazione delle nostre bellezze naturali ed architettoniche, la nostra storia, le nostre tradizioni, l'ambiente. Su un progetto così ampio, sistematico ed ampiamente condiviso i soldi si trovano: molti paesi ricchi sono pronti a finanziarlo. Se D'Alia, Granata, Genovese o altri ancora hanno un progetto diverso per la Sicilia, si facciano avanti, ci dicano cosa vogliono fare nei prossimi decenni, come vogliono affrontare la disoccupazione dei giovani, come vogliono bloccare la fuga dei cervelli, come vogliono arginare un impoverimento sempre crescente: altrimenti, per favore, tacciano! Salvatore Giunta e Aldo Amico I Circoli della Società Civile «Gli immobili della Chiesa sono soggetti all'Ici?» Anche nel corso della trasmissione "Piazza Pulita" della Immacolata. si è parlato molto a sproposito dell'I.C.I. (imposta comunale immobili) e c'era chi sosteneva che gli immobili appartenenti alla Chiesa dovrebbero pagare questa imposta, senza distinzioni. Costoro che ci parlano dall'alto, per dirla alla Pasolini, dovrebbero sapere che quando si dice immobili si dice urbanistica e che in urbanistica si distingue nettamente un fabbricato che eroga servizi in senso lato alla comunità, da quello che viene adibito ad uso abitativo o commerciale. La categoria degli immobili e manufatti che erogano servizi comprendono gli uffici pubblici, le scuole, le chiese, la viabilità, i teatri comunali gli stadi, il verde pubblico, le sedi di rappresentanza istituzionale, gli ospedali, etc. Esse hanno la denominazione di "opere di urbanizzazione primaria e secondaria" che in misura di 18 mqab devono essere previste nei piani urbanistici, comprendendo in esse quelle esistenti in quantità insufficiente a raggiungere tale misura. Nei moderni piani queste opere possono essere costruite e gestite anche dai privati che così scaricano le amministrazioni da ogni tipo di spesa dall'esproprio alla costruzione chiave in mano. Quindi tenendo conto che gli investimenti privati si possono sostituire a quelli pubblici in tutto o in parte per tali scopi se ne deduce che gli enti pubblici trovano convenienza in una tendenza alla privatizzazione di ogni forma di servizio. Se poi il servizio arriva a comprendere anche la gestione con i propri costi dal personale ed ai bilanci della loro funzionalità anche parzialmente ancor meglio. Appare solare perciò che il comune da questi tipi di immobili destinati ai servizi non può trarre risorse da erogare ad altri servizi per una semplice questione di coerenza. Anzi lo Stato o in genere il Pubblico finisce sempre col concorrere ai costi di gestione attraverso forme di contributi istituzionalizzati. Come qualcuno suggeriva quindi è presso ché impossibile formare bilanci anche limitati a ciascun tipo di prestazione per verificare chi ha perso o guadagnato in questa forma di contribuzione fatta di atti di solidarietà o sussidiarietà, che peraltro si intrecciano con il volontariato e le Onlus no profit, anche esse sostenute grazie al buon cuore della gente. Penso che stiamo mettendo il naso in un sistema cresciuto a livello mondiale grazie al buon cuore dei timorati di Dio, sistema che si compensa e si regge perciò su altre concezioni, ben diverse da quelle del tale che dirige l'Espresso con lo scopo di impressionare la gente. Stiamo tra l'altro parlando di chi ha già organizzato, per i beni o lasciti non utili alla prestazione di servizi, in ogni Diocesi italiana Istituti per il sostentamento del Clero che provvede anche ad ogni ottemperanza nei rapporti con gli uffici competenti nazionali. Così in sintesi ci accorgiamo di litigare sulle cassette delle elemosine, laddove dovremmo concentrarci sugli innumerevoli sprechi e sui ladri professionisti dal colletto bianco. 11122011