Voglio analizzare alcune situazioni del nostro patrimonio culturale che da quest'ultimo scorcio del 2011 fino ai prossimi due o tre anni troveranno una loro sistemazione nel tessuto culturale nisseno in generale «Considerazioni sul patrimonio culturale in città» Voglio analizzare alcune situazioni del nostro patrimonio culturale che da quest'ultimo scorcio del 2011 fino ai prossimi due o tre anni troveranno una loro sistemazione nel tessuto culturale nisseno in generale. Il primo caso è quello del complesso di Santa Maria degli Angeli: i lavori di restauro che riguardano la chiesa saranno "presto" ultimati, per quanto riguarda invece il convento annesso bisogna aspettare la fine del 2012, periodo in cui mancherà ancora comunque il restauro del primo piano per mancanza di finanziamenti. Spero che nel più breve periodo possibile si possa reperire da parte della Regione il finanziamento necessario per il completamento del primo piano del convento e per la sistemazione dello slargo antistante l'intero complesso. Spero inoltre che al momento della riapertura dell'intero complesso sia chiara la sua destinazione, a proposito della quale suggerisco la creazione di un centro culturale che ospiti al suo interno un museo fotografico della città. Il secondo caso è quello dei palazzi storici lungo corso Vittorio Emanuele II e lungo corso Umberto I. Sono straordinari gli episodi di restauro che stanno interessando palazzo Lanzirotti - Benintendi, dal quale sono riemerse tra le altre cose alcune tempere di Tripisicano, e palazzo Duca di Villarosa Notarbartolo in piazza San Giuseppe. Questi palazzi, insieme agli altri che ingentiliscono le vie del centro, dovrebbero poter essere aperti al pubblico, almeno una volta al mese, organizzando degli accordi tra Comune e privati proprietari per valorizzare un patrimonio enorme, quello della borghesia nissena otto-novecentesca, che fa parte a tutti gli effetti della nostra storia, alla stregua di Tripisciano, di Rosso di San Secondo e delle miniere di zolfo. Un modo anche per rilanciare tutto il centro storico, intervenendo sui palazzi storici che necessitano di un restauro conservativo e pedonalizzando in maniera seria e definitiva i due corsi principali che si incrociano in piazza Garibaldi. Da qui mi lego al terzo caso, quello della statua di Umberto I: da 1922 quel monumento rappresenta l'identità di un luogo nei quali tutti i nisseni si identificano, e dunque l'identità dei nisseni stessi. Per questo semplice ma profondo principio è semplicemente impossibile anche soltanto pensare lo spostamento del monumento. Ci è stato tramandato in eredità in un modo e dobbiamo tramandarlo nello stesso identico modo, semmai migliorando il suo stato di conservazione. Il quarto caso è quello dei musei delle Vare e Mineralogico, due realtà che nei prossimi anni dovrebbero essere operativi e definitivamente conclusi. Per il Museo delle Vare e della Settimana Santa auspico un ruolo non solo di custodia di un patrimonio immateriale difficile da afferrare se non nei suoi manufatti concreti, ma un ruolo di promozione e valorizzazione di questo patrimonio immateriale, capace di tramandarlo alle future generazioni e di confrontarlo con patrimoni simili nel mondo. Per il Museo Mineralogico, Paleontologico e delle Zolfare spero invece che da una parte la Provincia possa preventivarne immediatamente il completamento in tutte le sue parti e dall'altra che possa essere un centro per l'approfondimento di un ambito delle scienze naturali poco frequentato e molto affascinante. L'ultimo caso infine è quello della Biblioteca Comunale Scarabelli che spero possa essere al più presto ultimata negli arredi e nell'allocazione dei volumi, restituendole le opere d'arte che la decoravano in passato e arricchendola di un museo delle tipografie come spesso è stato auspicato. Occorre capire infatti che se la città di Caltanissetta vuol crescere deve necessariamente investire nel lungo periodo nella cultura, capace di formare opportunità di crescita in termini di menti fresche e intelligenti che apportino sviluppo al nostro territorio. Non è restaurando il palazzo storico, cosa buona e giusta, che si crea sviluppo, ma creando al suo interno esperienze formative e di crescita capaci di forgiare personalità dotate di competenze che metteranno a disposizione per il raggiungimento dello sviluppo appunto del territorio. Luigi Garbato