la Repubblica Manca la copertura finanziaria alla proroga dell'incarico. Colpa di una direttiva sbagliata della Presidenza del consiglio UNA poltrona eccellente: vuota. Per un errore di calcolo, una previsione di spesa sballata. Da Capodanno la Soprintendenza archeologica della capitale, di certo la più importante del Paese se non del mondo intero, è senza guida: il capo indiscusso per quasi sei lustri, quell'Adriano La Regina più volte definito "signor no" per le sua caparbia inflessibilità nella tutela dei tesori di Roma, ha deciso di procrastinare le sue ferie, dove probabilmente resterà ancora a lungo, finché non verrà trovata la copertura finanziaria alla legge che nel luglio scorso aveva prolungato il suo incarico per altri tre anni, fino al compimento del suo settantesimo genetliaco. Un pasticcio all'italiana che rischia di fare molto male all'eredità archeologica più imponente del pianeta. E' la diretta conseguenza della circolare della Presidenza del consiglio (la n. 5 del 5 novembre 2004, registrata il 9 dicembre presso la Corte dei Conti) relativa alle proroghe in servizio degli alti funzionari dello Stato. Una serie di disposizioni attuative della legge 186 del 2004 che, proprio alla scadenza del mandato del professore per raggiunti limiti d'età, aveva consentito a La Regina di restare al suo posto. Quattro mesi dopo, però, il dipartimento della Funzione pubblica si accorge di aver finito i soldi necessari a trattenere quei dirigenti nel loro ufficio. La circolare specifica infatti che tutte le proroghe devono rientrare, per quanto riguarda la programmazione della spesa, nel fondo stanziato per finanziare le assunzioni presso le pubbliche amministrazioni. Un'impresa ardua in tempi di quadratura di bilanci e riduzione delle tasse, di blocco del turnover e tagli drastici a ministeri e personale. Il finale è cronaca di questi giorni. La Funzione pubblica fa due conti e capisce di non aver più alcuna disponibilità per l'anno 2004. Dunque, le proroghe emanate in estate non sono giustificate: il fondo cui attingere non esiste, è già esaurito. Tant'è che il ministero dell'Economia restituisce, non registrato, il provvedimento con il quale La Regina (e insieme a lui altri dirigenti) era stato trattenuto al lavoro: mancanza di copertura amministrativa e finanziaria è il verdetto. La proroga temporanea (sei mesi) concessa in luglio, in attesa della circolare attuativa, scade il primo dell'anno. La revoca dell'incarico, subito notificata al professore, diventa perciò un atto dovuto. Contro la quale si sta ora cercando di correre ai ripari, magari attivando risorse previste nella Finanziaria 2005. Ieri sera, comunque, il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani s'è detto pronto a riconfermare il soprintendente, a patto che il titolare della Funzione Pubblica, Mario Baccini, ritiri la circolare interpretativa in base alla quale i provvedimenti di proroga dei funzionari in età pensionabile vengono considerati come nuove assunzioni. Un'iniziativa chiesta a gran voce dal mondo della cultura, «allarmato per l'eventualità che possa venir meno», sottolinea il senatore Giuseppe Chiarente, presidente dell'associazione Bianchi Bandmelli, «quella garanzia che La Regina ha sempre dato per la tutela di un patrimonio storico e culturale di immenso valore».