Quattrocchi: chi ha autorizzato la ricerca e su che basi scientifiche? «COME nasce questa ricerca? Come è stata impostata nelle sedi scientifiche deputate a decidere? I carabinieri stanno lavorando per rispondere a queste domande». Il procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi spiega il senso e le ragioni dell'inchiesta da lui avviata sulla ricerca in corso - nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio - della Battaglia di Anghiari, opera perduta di Leonardo da Vinci. Ricerca finanziata dal National Geographic e condotta dall'ingegner Maurizio Seracini, con l'appoggio convinto del sindaco Matteo Renzi e l'ok della soprintendente ai beni culturali Cristina Acidini. La procura si è mossa lunedì, dopo aver ricevuto un esposto di Italia Nostra che giudica l'intervento «invasivo» della integrità fisica dell'affresco di Giorgio Vasari, la «Battaglia di Scannagallo», al di sotto del quale, secondo Maurizio Seracini, potrebbe trovarsi il Leonardo perduto. Intervento «invasivo» a causa dei microfori praticati sull'affresco per consentire il passaggio della sonda endoscopica. Italia Nostra teme il danneggiamento dell'opera vasariana e per questo ha chiesto alla procura di Firenze di avviare indagini e di disporre un sequestro preventivo del cantiere per impedire ulteriori danni. Prima di prendere una qualunque decisione, il procuratore Quattrocchi ha incaricato i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di ricostruire vita, morte e miracoli dell'intervento. E ora spiega: «E' nata tutta questa querelle incrociata. C'è chi dice "bravi" e chi "per carità di Dio". Allora noi dobbiamo capire che cosa ha originato questo lavoro, chi lo ha chiesto, chi lo ha autorizzato, che cosa stanno facendo e in che cosa consistono questi forellini». Oltre che incrociata, la querelleè assolutamente infuocata. Più di 400 studiosi di ogni parte del mondo hanno firmato un appello per fermare l'intervento. Per contro, la ricerca di Maurizio Seracini viene difesa non solo dal sindaco Renzi - a suo giudizio, manca un soffio per scoprire se è davvero nascosto in Palazzo Vecchio «il più bel capolavoro di Leonardo, più bello della Gioconda e dell'Ultima cena» e «gli scienziati o presunti tali» che si oppongono alla ricerca rischiano una brutta figura - ma anche dallo storico dell'arte Carlo Pedretti, ritenuto uno dei massimi studiosi di Leonardo, (per lui l'appello è «inqualificabile» e l'intervento di Seracini «irreprensibile»), e da Vittorio Sgarbi. Peraltro i 400 firmatari non si oppongono in assoluto alla ricerca del Leonardo perduto ma chiedono che essa venga condotta sotto la guida di «un osservatorio terzo, formato da autorevoli specialisti di storia dell'arte del Rinascimento».