A marzo una parte della facciata si sbriciolò: da allora molti annunci ma nessuna azione concreta La querelle. Rimpallo fra proprietari Regione e ministero Disastrata anche villa d'Elboeuf Portici, allarme del Comune dopo un nuovo sopralluogo «Se piove non supera l'inverno» PORTICI. C'è un nuovo allarme per Villa Lancellotti, lo storico palazzo di corso Garibaldi crollato per buona parte nove mesi fa. Le piogge dei giorni scorsi hanno causato nuove e preoccupanti infiltrazioni nella struttura già provata. «Temiamo seriamente che l'intero immobile non riesca a superare l'inverno, soprattutto se la città sarà colpita da abbondanti piogge». A lanciare l'ennesimo grido di allarme è l'assessore ai Lavori Pubblici, Rosario Frosina, per il quale «gli interventi di messa in sicurezza approntati nell'emergenza del marzo scorso, dopo il crollo iniziale, dovevano essere seguiti da nuove opere di risanamento complessivo delle quali, invece, nessuno parla più». All'indomani dell'incidente dei marzo scorso, infatti, sulla spinta del clamore mediatico suscitato dal crollo, da più parti, dalla Regione, dal ministero dei Beni Culturali, erano piovuti impegni per il recupero del palazzo vesuviano. E gli stessi proprietari della villa - residenti a Roma e rappresentati da un ufficio legale - si erano detti pronti a fare la loro parte per non vedere in rovina l'intero palazzo di famiglia. Il sindaco Cuomo aveva lanciato una proposta che aveva trovato vasti consensi, volta alla creazione di un accordo istituzionale per esercitare il diritto di prelazione all'acquisto dell'immobile che - ricorda è nelle mani degli eredi della principessa Lancellotti. Eredi interessati, si disse, a vendere l'edificio a possibili imprenditori interessati a realizzare una lottizzazione privata o una struttura ricettiva. Da un lato c'era il Comune che aveva già sborsato ingenti somme per interventi di urgenza, dall'altro c'erano la Regione e il ministero dei Beni Ambientali, dotato di una specifica competenza sul punto. Sta di fatto che di quel patto tra istituzioni non si è più parlato, le lettere del sindaco sono rimaste senza risposta, la villa resta ridotta ad un ammasso di ruderi e la rovina continua. Si scopre così che il Comune ha anticipato quasi un milione di euro per interventi di messa in sicurezza mentre il ministero, «competente per legge ad eseguire i lavori in danno, attraverso le sue articolazioni territoriali, cioè le Soprintendenze, è rimasto fermo - spiega il sindaco Cuomo - costringendo il Comune ad avviare le procedure giudiziarie per il recupero delle somme». Se Villa Lancellotti cade a pezzi, le condizioni di salute di Villa d'Elboeuf, altro gioiello vesuviano affacciato sul porto borbonico, non vanno per il meglio. Dopo i roghi e i saccheggi anche di questa storica dimora resta ben poco. La villa è nelle mani di un amministratore giudiziario dopo il fallimento di un imponente progetto di restauro. Ma anche in questo caso ogni iniziativa concreta è rimasta al palo mentre ad avanzare è solo il degrado nella totale assenza degli organismi deputati alla tutela del patrimonio storico del Miglio d'oro. Discorso completamente diverso, invece, per i palazzi storici di proprietà comunale, tutti interessati da progetti di recupero ormai in fase avanzata. «Segno della esistenza di un doppio binario in fatto di tutela dei beni architettonici - sottolinea ancora l'assessore Frosina - infatti laddove la proprietà dei palazzi è ancora nelle mani dei privati, lo Stato non riesce ad esercitare i suoi poteri per la salvaguardia né riscontriamo interesse in tal senso da parte dei proprietari stessi. E l'esperienza di Villa Lancellotti e Villa d'Elboeuf ne sono l'esempio più eclatante. Laddove ci muoviamo in autonomia invece i risultati arrivano - aggiunge l'assessore - come per Villa Mascolo, dove ormai i lavori sono terminati e sta nascendo un museo virtuale ed una importante scuola di restauro, insieme ad un anfiteatro da oltre mille posti. Oppure come Villa Caposele che, grazie ad una convenzione ed agli investimenti dell'Università di Napoli Federico II ben presto ospiterà una sede distaccata della facoltà di Ingegneria». Il Miglio d'oro. Un miglio di architettura, storia, arte. Sono 172 i gioielli vesuviani lungo il tratto fra San Giovanni a Teduccio e Torre del Greco. Attraversare San Giorgio, Portici, Ercolano, è come passeggiare in un grande museo all'aperto. Vanvitelli, Fuga, Sanfelice, Vaccaro, le firme che hanno segnato il '700 Vesuviano, cresciuto intorno alla Reggia di Portici. Le dimore dei nobili legati ai Borbone, ma anche i casini di caccia utilizzati dal re durante le battute sul Vesuvio. Tante le testimonianze storiche e architettoniche abbandonate e fatiscenti, ma tante anche quelle strappate alla decadenza e trasformate in centri di cultura e congressi. Una per tutte: Villa Campolieto a Ercolano, a pochi passi dagli Scavi.
Portici. Sos per Villa Lancellotti: rischia il crollo totale
A Portici, la villa Lancellotti, storica dimora dei principi di Lancellotti, è stata colpita dalle piogge e si teme che non possa superare l'inverno. La villa, che è stata oggetto di un crollo nel marzo scorso, ha subito nuove infiltrazioni e il Comune ha anticipato quasi un milione di euro per interventi di messa in sicurezza. Tuttavia, il ministero dei Beni Culturali non ha seguito le promesse di intervento e la villa rimane in stato di degrado. Altri palazzi storici, come Villa d'Elboeuf, sono stati colpiti dalle piogge e si teme che non possano superare l'inverno.
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