Il capolavoro è custodito in una bolla d'aria rarefatta. Nella Milano rinascimentale, cinque secoli fa, Leonardo l'ha dipinto; la Milano post-industriale, oggi, lo assedia con una cappa grigia di smog. In città c'è solo una barriera in grado di fermare quelle sottilissime polveri, un argine tecnologico fatto di bocchettoni e di filtri, costruito intorno al Refettorio di Santa Maria delle Grazie. Il Pm10 rimane «ingabbiato» in un impianto che trattiene tutte le impurità, anche quelle microscopiche, i granelli con un diametro inferiore al milionesimo di metro. E dentro quella sala, di notte, gli apostoli dell'Ultima cena dipinti da Leonardo da Vinci riposano in un'aria senza polvere. Con il buio il livello di Pm10 scende quasi a zero. E stato così anche nell'ultimo mese, nei giorni dell'emergenza sanitaria proclamata dal sindaco Pisapia, con i valori di Pm100 oltre i 100, 130 micro-grammi. Sarebbe così, dentro il Refettorio, anche se la quantità di veleni fosse doppia o tripla. Milano, città tra le più inquinate d'Europa, dall'inquinamento deve proteggere il cuore del proprio patrimonio artistico. Per ora ci sta riuscendo. Lo ha verificato un pool eccezionale di esperti della Cornell University (New York), dell'università del Wisconsin e del «Laboratorio di ricerca ambientale» (Lars) della Società italiana di medicina generale, riuniti intorno a Constantinos Sioutas, luminare degli studi sull'inquinamento della University of Southern California. Un anno di campionamenti dell'aria, all'interno e all'esterno del Refettorio della basilica in corso Magenta. Un altro anno di analisi scientifiche sulle polveri raccolte. Per capire cosa contengono. Quale sia la loro composizione chimica. E in che modo possano «aggredire» e annerire quel fragilissimo strato di pittura che, dalla fine del Quattrocento, è ancora là sulla parete di fondo della sala. Spiega Pinin Brambilla Barcilon, responsabile dell'ultimo restauro, durato più di vent'anni: «Dopo gli ultimi rilievi fotografici, sappiamo qual è lo spessore della materia pittorica originale. In alcune parti lo strato è molto sottile, in altre la pittura è persa. La superficie del muro è scabra, "increspata": la polvere si aggancia con estrema facilità e si deposita di più rispetto a una superficie liscia e compatta». Esiste un'unica possibilità per allungare la vita dell'Ultima cena e consegnare l'opera di Leonardo ai secoli che verranno: «pulire» l'aria, per non dover più ripulire il dipinto. «Si fanno solo spolverature leggere continua Pinin Brambilla Barcilon , l'ultima si concluderà lunedì. L'augurio è che non si facciano più restauri "pesanti", non si può continuare a operare». Il corpo dei colori è talmente fragile che non si potrà più «curarlo», bisogna solo proteggerlo dall'aria di Milano. La media mensile del Pm10 nel refettorio non ha mai superato i 3, massimo 4 microgrammi per metro cubo. Di giorno, durante le visite, il livello di polveri sottili sale a 8-10; durante la notte si azzera. Va sempre così, anche quando all'esterno la città soffoca col Pm10 a 150. Il merito è dell'impianto di filtraggio dell'aria: «Un sistema di protezione spiega Ario Ruprecht, del Lars che impiega sia filtri "assoluti", in grado di bloccare sia le particelle sub-micrometriche con diametro inferiore al milionesimo di metro, sia filtri a carbonio attivo che trattiene i gas inquinanti, come gli ossidi di zolfo, gli ossidi di azoto, l'ozono». I risultati della ricerca sul Cenacolo verranno presentati al pubblico martedì prossimo, alle 16.30, in un convegno alla Fondazione Ambrosianeum dedicato a: «Ultimi interventi e sperimentazione per la conservazione dell'Ultima Cena di Leonardo». Sarà un'occasione per «entrare» nella vita del dipinto e nella battaglia tecnologica che si sta combattendo per il suo futuro. Spiega Alberto Artioli, soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici: «Il Refettorio è sempre monitorato. Per un maggiore approfondimento abbiamo sostenuto questo ulteriore studio con l'università della California. La finalità è vedere in quanto tempo avviene l'annerimento del dipinto murale. I risultati ci hanno confortato. Questo esame ci consente, ora, di far entrare più visitatori: siamo passati da 25 a 30 ogni quindici minuti, 20o persone in più al giorno». All'interno del Refettorio, l'impianto di filtraggio abbatte il Pm10 di oltre il 94 per cento rispetto all'esterno. «Il dipinto è stato restaurato continua Artioli , ma il processo d'invecchiamento è ripartito. Dobbiamo rallentarlo al massimo».
MILANO - Cenacolo, ultima frontiera contro l'invasione del PmlO. Barriera di super-filtri ferma anche le microparticelle.
Il Refettorio della basilica di Santa Maria delle Grazie a Milano, dove si trova il famoso dipinto dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci, è protetto da un impianto di filtraggio dell'aria che trattiene le polveri sottili e inquinanti. Questo impianto, costruito intorno al Refettorio, ha permesso di mantenere il livello di Pm10 (particelle sottili di 10 micrometri) a livelli molto bassi, anche durante le visite di massa. I risultati di un'analisi scientifica condotta su un anno di campionamenti dell'aria all'interno e all'esterno del Refettorio hanno confermato che l'impianto di filtraggio è efficace nel ridurre i livelli di inquinamento.
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