Nelle stesse ore in cui agli Stati generali della cultura promossi dal Pd si lanciavano proposte per la cultura del Paese, Monti e i suoi davano gli ultimi ritocchi al cosiddetto decreta "salva Italia". Le idee e i progetti presentati nell'affollata assise alle officine Marconi di Roma dovranno fare i conti con il crescente impoverimento degli italiani e con un periodo, d'ora in poi, segnato dal "sacrificio", parola che tanto ha fatto piangere il ministro Fornero. Matteo Orfini, responsabile Pd per la cultura e artefice dell'iniziativa, si augura che il Partito democratico riesca a imporre nell'agenda politica un po' di quelle proposte, perché solo così - finalmente - si potrebbe far uscire la cultura dal pozzo in cui l'aveva fatta precipitare la gestione del governo berlusconiano. Del resto, gli stessi italiani, come risulta dal sondaggio Ipsos commissionato proprio dal Pd (www.betapartitodemocratico.it) per gli Stati generali, pensano che il rilancio della cultura serva non solo allo sviluppo e alla crescita ma anche al senso di unità dello Stato. E allora, questo tempo amaro del governo Monti, il tempo dell'emergenza e della transizione, come ha sottolineato il segretario Pier Luigi Bersani, potrebbe servire al Pd per ricostruire una parte importante della propria identità e di quella del Paese. Dalle officine Marconi, a conclusione di due mesi di incontri in 70 città, una certezza si è manifestata: l'Italia ha un disperato bisogno di cultura. Perché questa può davvero essere l'exit strategy alla crisi, come ha detto Orfini. II quale già nella sua introduzione aveva analizzato i punti chiave su cui intervenire: dalla riforma del Fus, ad una nuova governance del Mibac, dalla defiscalizzazione per chi investe a leggi quadro che mancano (cinema, fondazioni liriche, restauratori ecc.), dal no ai commissariamenti al sì alla vendita delle frequenze tv assegnate gratuitamente e da cui invece si potrebbero ricavare alcuni miliardi di euro. Nei due giorni di incontri con 460 delegati da tutta Italia, le proposte sono state numerose. Ecco alcuni esempi: la scuola superiore per il patrimonio, il bilancio di comunità con la partecipazione di privati e di enti locali e la gestione unitaria fra comuni per biblioteche, musei, pinacoteche. Tre progetti lanciati da Roberto Balzani, sindaco di Forlì e preside della Facoltà di Conservazione dei beni culturali all'Università di Bologna. Oppure la tutela della musica dal vivo e dei piccoli produttori con una parificazione dell'Iva e una migliore gestione della Siae e del nuovo Imaie, come ha prospettato Giordano Sangiorgi, direttore del Mei (Meeting etichette indipendenti). Il piano "operativo", cioè come salvare e valorizzare il patrimonio culturale e il sistema dello spettacolo e della cultura, è apparso legato ad un altro piano, "ideale". La cultura viene intesa anche come valore "umanistico" per uscire dall'isolamento, i "nuovi luoghi" evocati non sono solo gli spazi fisici. Alessandro Bianchi, giovane direttore del MAXXI ha parlato di nuove mappe mentali per costruire identità». E Claudio Martini, ex govematore della Toscana e responsabile Politiche del territorio, che nel suo intervento aveva definito la «cultura come infrastruttura da cui far ripartire, insieme alla scuola e all'università, tutto il dibattito culturale nel Paese», ha precisato a left come anche il Pd debba rifondarsi dal punto di vista culturale. «Oggi occorre riaprire un discorso - ha detto Martini - per provare a vincere una partita, perché l'ultima l'abbiamo persa. Io sento il bisogno di un nuovo pensiero. Il Pd è nato su un progetto culturale troppo fragile, troppo indefinito, più volontaristico che meditato. Ma siamo sempre in tempo a provare a rimediare. Il momento è ora». «Adesso - continua Martini - il liberismo è in crisi, il populismo è in crisi, la cultura della destra è inadeguata». Secondo l'ex governatore della Toscana la partita va giocata sulle quattro "e": etica. eguaglianza. Europa ed ecologia. «Etica significa bisogno di un senso civico e di un ritorno dell'importanza dell'interesse collettivo. L'opposto nobile dell'individualismo, il ritrovare una dimensione corale di valori che consenta di uscire dal grigiore di questi tempi. Poi c'è l'eguaglianza che è la più attuale, perché dobbiamo ridefinirla. Negli ultimi tempi - afferma Martini - ho notato un aggiornamento teorico, quasi involontariamente, nel partito. Siamo passati da una fase in cui si diceva non ci sarà giustizia sociale senza sviluppo a quella di ora in cui invece abbiamo detto, quasi involontariament.e, appunto, non c'è sviluppo senza giustizia sociale. Ecco io credo che non c'è l'uno senza l'altro, questa è la sintesi». Infine, alle officine Marconi è intervenuto anche Lorenzo Ornaghi, nuovo responsabile del dicastero dei Beni culturali. Pur essendo nota ed avendo già scritto della sua matrice cattolica, tuttavia che un ministro della Repubblica nel primo discorso pubblico, a proposito del rapporto tra cultura e nuovo modello di sviluppo, citi come riferimento solo papa Benedetto XVI, un po' di sconcerto lo suscita. Con inevitabili dubbi sul futuro della politica culturale del governo Monti.
L'ora della cultura
Gli Stati generali della cultura del Partito Democratico si sono tenuti alle officine Marconi di Roma. Il ministro del Tesoro, Giulio Monti, ha dato gli ultimi ritocchi al cosiddetto "decreto salva Italia". Le proposte presentate durante gli Stati generali dovranno fare i conti con il crescente impoverimento degli italiani e con un periodo segnato dal "sacrificio". Il responsabile Pd per la cultura, Matteo Orfini, si augura che il Partito Democratico riesca a imporre le proposte nella sua agenda politica. Il sondaggio Ipsos commissionato dal Pd ha mostrato che gli italiani pensano che il rilancio della cultura serva allo sviluppo e alla crescita, non solo.
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