Pedretti: ricerca irreprensibile. Cervini: ossessionati dal capolavoro-feticcio Lingegnere è fratello del presidente di Montedomini voluto dal sindaco Allo studioso di Da Vinci che parla da Los Angeles risponde il docente di Lettere Continua a dividere gli studiosi la ricerca della perduta "Battaglia di Anghiari" dipinta da Leonardo nel Salone dei Cinquecento che sarebbe stata coperta dallaffresco del Vasari. Cè chi apprezza loperazione avviata dal Comune e chi ne prende decisamente le distanze. Tra i favorevoli uno dei massimi esperti di Leonardo, lo storico dellarte Carlo Pedretti, professore emerito e titolare della cattedra di studi su Leonardo presso luniversità della California a Los Angeles, dove dirige il Centro Hammer di Studi Vinciani con sede italiana a Urbino. Autore di oltre quaranta libri e cinquecento fra saggi, articoli in varie lingue sui molteplici aspetti della sua specializzazione, Pedretti si schiera contro i quattrocento colleghi che hanno firmato un appello per fermare lintervento in corso a Palazzo Vecchio. «Un appello inqualificabile», sostiene Pedretti, «visto che le procedure di indagine adottate da Maurizio Seracini sono irreprensibili. Sto seguendo loperazione da Los Angeles in collegamento elettronico con i ponteggi e vedo che tutto si svolge alla presenza dei rappresentanti delle soprintendenze competenti e che il murale di Vasari non corre alcun pericolo». Non la pensa così invece Fulvio Cervini, professore associato di Storia dellarte medievale e tutela dei Beni culturali al dipartimento di storia delle arti e dello spettacolo della facoltà di Lettere di Firenze. «Trovo quellappello molto sensato e lo avrei firmato con convinzione», dice Cervini. «Perché in questa vicenda bisogna distinguere due aspetti. Il primo è cosa fare per capire se Leonardo ci sia davvero e il secondo è chiedersi se in un momento di grande penuria per i beni culturali questa indagine abbia senso. E il principio che contesto: perché praticare dei fori in un affresco di straordinaria qualità per andare a cercare qualcosa che non si sa neppure se esista o no?». Cervini rimprovera un eccesso di azzardo e di frettolosità in questa operazione che, dice, «sembra più dettata da esigenze mediatiche che da criteri storico-artistici». Forse, insiste, «sarebbe stato opportuno ragionarci un po su, organizzando un pool di consulenza tecnico scientifica che valutasse pro e contro, lo dico sia chiaro col massimo rispetto dei proponenti. Mi sembra però che qui tutti siano partiti lancia in resta, e anche lautorizzazione da parte della soprintendenza forse è stata un po precipitosa». Il ruolo di Cristina Acidini, secondo Cervini che tra laltro è un ex funzionario della soprintendente, è particolarmente difficile in questa fase: «Ci sono moltissime pressioni in questo ambiente, da una parte i politici dallaltra gli sponsor e la ricerca della visibilità. I soprintendenti sono vittima di questo malinteso concetto di valorizzazione che scavalca la questione della tutela del contesto, in questo caso il bellissimo contesto del Salone dei Cinquecento che è la vera ricchezza da preservare e valorizzare». La critica è anche autocritica però. «Tutti noi storici dellarte siamo ossessionati dal capolavoro-feticcio, il culto del grande nome produce un generale rimbambimento», ammette Cervini. «E un po come la storia del Crocifisso di Leonardo. E la leggenda della Battaglia di Anghiari torna ciclicamente a destare interesse e curiosità, tranne poi chiedersi cosa faremmo se sotto al Vasari ci fosse davvero laffresco di Leonardo. E a questo proposito non posso che domandarmi ancora una volta: ma se Vasari si fosse trovato di fronte a una parete dipinta dal genio che più ammirava non si sarebbe per primo posto il problema di metterlo in salvo?».