Davvero uno strano Paese il nostro, capace di creare nel nome di Michelangelo patacche clamorose e poi nascondere i suoi capolavori. Ricordate il Cristo ligneo pagato con i soldi nostri tre milioni duecentomila euro? Secondo alcuni critici d'arte era un'opera giovanile del genio fiorentino. Non c'era alcun documento che appoggiasse l'autenticazione, eppure si spesero a favore dell'acquisto Vittorio Sgarbi, Antonio Paolucci e Cristina Acidini. Fu allestita intorno a questa statuetta senza nerbo, opera di un bravo artigiano, del valore di 300 mila euro una mostra in cui vennero scomodati l'ignaro Giorgio Napolitano e i presidenti di Camera e Senato. Il ministro Sandro Bondi annunciò che il Cristo sarebbe andato negli Stati Uniti come nostro ambasciatore per l'insediamento del presidente Obama. Una scena pietosa. Infatti, questa mirabile operazione di "creazione" di un autografo michelangiolesco finì per essere demolita da altri studiosi. Il crocifisso giace ora negli scantinati della soprintendenza fiorentina e nessun direttore si arrischia a esporre la patacca. Mentre la Corte dei Conti sta indagando se si tratti di danno all'erario. Adesso, sempre a Roma, c'è un altro crocifisso di Michelangelo esposto al Museo del Corso alla mostra Rinascimento a Roma sotto il segno di Raffaello e Michelangelo. Anche un occhio inesperto viene catturato dalla luce che irradia il dipinto e dalla perfetta rappresentazione anatomica nel corpo di Cristo. Sulla etichetta però, si legge "Cerchia di Michelangelo con attribuzione a Michelangelo". Eppure, sull'autenticità ci sono pochissimi dubbi. Come si legge nella scheda del catalogo l'opera è corredata di una documentazione che va dalla sua creazione, quando la vide Vittoria Colonna e se ne ingelosì perché era destinata all'amico Tommaso Cavalieri, alla vendita da parte degli eredi di Cavalieri nel 1797, fino alla sua presenza all'Esposizione di Londra nel 1895 come autografo michelangiolesco. Da allora il Cristo finì nel dimenticatoio, dove rimase per tutto il XX secolo, quando gli storici dell'arte, seguendo la leggenda divulgata dal Vasari, si convinsero che l'opera fosse stata dipinta da Marcello Venusti su disegno del grande maestro. Accecati tutti da questo pregiudizio, nessuno studioso si è scomodato nell'ultimo secolo per andare a vedere da vicino di cosa parlassero. Il curatore della mostra ha correttamente esposto accanto al "supposto Michelangelo" una copia del suo allievo Marcello Venusti. Al confronto la copia sembra non dipinta per quanto è scialba. Allora, una domanda è lecita. Perché in Italia si costruiscono patacche e si nascondono gli originali? Perché gli stessi esperti che si sono affrettati a celebrare il modesto crocifisso ligneo non si sono esposti per discutere l'autenticità e rimuovere quell'assurda etichetta?