I prospetti delle chiese e dei conventi di via dei Crociferi non sono più imbrattati di scritte e colori. La pietra lavica ha ritrovato il vecchio aspetto e gli intonaci sono stati ripuliti. Così la strada, tanto bella da essere stata dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'umanità, ha ritrovato il suo aspetto originario. O quasi. Ci sono ancora sgorbi sui portoni di qualche abitazione privata e c'è ancora, sebbene sfumata e resa illeggibile, la scritta contro l'allora sovrintendente Campo lasciata sul portone del convento dei Gesuiti dopo lo sgombero dell'Istituto d'Arte. E ci sono, soprattutto, e sembra assurdo, molte auto tranquillamente posteggiate, come se questa fosse una cosa normale. La strada più bella di Catania, peraltro isola pedonale, utilizzata come posteggio. E questo nonostante le reiterate assicurazioni del Comune di tutelare, tanto più dopo la pulizia dei prospetti, il decoro della via. E ancora scritte ci sono nelle strade perpendicolari a via dei Crociferi, in particolare su via San Benedetto, quella che porta a piazza Asmundo. Scritte e auto. Il progetto di pulizia della strada, elaborato ed attuato a proprie spese dall'Associazione costruttori edili, non prevede alcun intervento sulle arterie laterali, ma la sovrintendenza assicura che sarà ripulita la parte subito dopo gli angoli in modo da evitare che da via Crociferi si possano vedere prospettive sgradevoli. I lavori, comunque, non sono ancora ultimati. Bisogna ancora stendere, così come previsto, una sottile pellicola «antiscritta» per evitare che, in caso di ulteriori azioni dei vandali, il colore danneggi pietre ed intonaci e bisogna assicurare che lo strato di sporco si possa rimuovere facilmente. Come si ricorderà i lavori di pulitura sono cominciati a fine novembre dopo una lunga serie di polemiche relative al modo in cui intervenire, data la «delicatezza» del contesto. In un primo momento si era detto che i lavori tardavano perché era necessario servirsi di una particolare macchina idropulitrice che non era nella disponibilità della sovrintendenza. Ma questa ha categoricamente smentito che il problema fosse questo, anche perché consigliava - così come poi è stato fatto - il ricorso ad altri metodi, meno invasivi. Sulla pietra è stato usato gel e pennello, e sugli intonaci si è intervenuti con acqua. In quelli dei palazzi privati, dove l'intonaco non è storico, le scritte sono state rimosse e l'intonaco ricostituito. Infine una notazione. Il «punto informazioni» per turisti pensato dal Comune all'interno di un negozio sotto l'arco delle Benedettine non funziona e non va considerato tale. Non è neppure indicato, se non con un cartoncino sul vetro.