Una mostra alla Tate Modern di Londra, seguita dalla mostra La révolution surréaliste al Beaubourg, poi ripresa a Düsseldorf, e in tutti e tre i casi un successo considerevole: lo scorso anno è stato fortunato per il surrealismo, anche grazie a retrospettive che, da Giacometti a Zurigo a Toyen a Saint-Etienne, hanno contribuito a mettere a fuoco la sua storia. E la tendenza continua: il Jeu de Paume celebra Magritte, in attesa che Miró prenda possesso dell'ultimo piano del Beaubourg. Ritroviamo una tendenza altrettanto spiccata nel campo dell'editoria e della storia dell'arte. Dopo un'eclisse durata un quarto di secolo il surrealismo affascina di nuovo: ovviamente quello del periodo tra le due guerre, ma anche quello post-1945, per tanto tempo denigrato e trascurato. E non soltanto il surrealismo francese, ma anche quello belga e quello ceco, che sono stati altrettanto determinanti. Un altro indizio di questo favore ritrovato: cresce lo scandalo intorno alla vendita imminente della raccolta Breton. Lettere aperte, petizioni: disperdere la collezione del poeta - e invero «collezione» è un termine decisamente debole per designare quest'opera in forma di autoritratto - appare a molti come la vittoria della speculazione mercantile sullo spirito. Quando, dieci anni fa, andò dispersa la collezione di Tristan Tzara, l'indignazione fu assai sommessa. Il surrealismo non era ancora il valore supremo che è poi diventato. Perché questo movimento? Solo perché il passare del tempo ha fatto sì che l'interesse dovesse concentrarsi sul surrealismo in maniera quasi meccanica, dopo aver preso in considerazione le avanguardie che l'hanno preceduto? È una spiegazione insufficiente. Se esistesse un siffatto dinamismo meccanico della storia, esso avrebbe dovuto, prima d'impadronirsi del surrealismo, portare alla ribalta il cubismo, dopo aver resuscitato il fauvismo. Ma non è successo niente del genere, e il cubismo, ritenuto difficile, è lontanissimo dal suscitare un entusiasmo generale. Bisogna cercare le ragioni più lontano, o, meglio, più vicino: nell'epoca attuale. E tornare a Breton. Fondatore e primo teorico del surrealismo, poeta, critico, polemista, Breton riunisce in sé lo scrittore che crea con le sue parole, il filosofo che vive per le sue idee e il cittadino impegnato che non si sottrae né alla lotta politica né alla battaglia morale. Chi, oggi, potrebbe pretendere a una tale ampiezza d'orizzonte, a una tale diversità di interventi, a un tale coraggio nel dibattito? Che cos'è accaduto dei movimenti letterari, con i loro manifesti, i loro gruppi, le loro petizioni e i loro furori? Sono scomparsi, perché il mercato preferisce gli autori telegenici e consensuali. Coloro che oggi venerano Breton - troppo? male? poco importa - riconoscono in lui l'artista e il pensatore completo e libero, indifferente agli onori e alle lusinghe come lo furono Bataille e Sartre. Gli intellettuali odierni, quando non riescono a farsi nominare ministri, diventano almeno delle vedettes: una bella differenza. Ora, contro che cosa si ribellava il surrealismo, e prima ancora il dadaismo, cui nel 2005 sarà dedicata una grande mostra al Beaubourg? Contro la formattazione delle idee, contro il lavaggio del cervello, contro tutte le forme di propaganda, che durante la prima guerra mondiale i paesi occidentali avevano praticato fino alla nausea. In concreto, che cosa rifiutavano? Le menzogne patriottiche, i conformismi confortevoli, gli svaghi programmati. Poeti e pittori difendevano, nella loro creazione, la loro individualità, la loro assoluta singolarità, quella delle loro emozioni, dei loro sogni, dei loro desideri. Poco si curavano di essere capiti, e ancor meno di essere venduti. Non aspiravano che a essere fedeli a se stessi. Con le loro creazioni e con il loro esempio incitavano i contemporanei a liberarsi a loro volta dalle abitudini collettive e a smettere di credere nelle idee correnti e nelle gerarchie imposte. Le somiglianze tra quell'epoca e la nostra sono evidenti - fino alle retoriche nazionalistiche e guerriere. Non è neppur più necessario rifarsi a Debord. La televisione diffonde il suo flusso d'immagini, presunte vere, e i suoi divertimenti, detti popolari. È dunque innanzitutto la libertà dello sguardo che bisogna difendere: quella di distogliere gli occhi, di non limitarsi alle apparenze, di non essere superficiali. In questo campo, Breton, Picasso, Magritte, Miró, Ernst e Picabia sono altrettanti eccellenti pungolatori, cui si rifanno oggi molti artisti - pittori, fotografi, cineasti - non per imitarli, ma per liberarsi dalla pesante atmosfera in cui viviamo. Copyright Le Monde Traduzione del Gruppo LOGOS
Libero sguardo surrealista
La mostra alla Tate Modern di Londra, seguita da altre retrospettive in Francia e Germania, ha segnato un successo considerevole per il surrealismo. Il movimento, che ha affascinato di nuovo il pubblico dopo un'eclisse durata un quarto di secolo, ha visto un aumento della sua popolarità grazie alle sue tendenze in editoria e storia dell'arte. La vendita imminente della raccolta Breton ha suscitato un grande scandalo, con lettere aperte e petizioni che chiedono di disperdere la collezione. Il fondatore del surrealismo, Breton, è considerato un artista e un pensatore completo e libero, indifferente agli onori e alle lusinghe.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo