Astaldi (Condotte) «Possiamo farcela se tutti lavorano all'unisono» Nuvola, metro D, sottopasso dell'Ara pacis. Sono tre i fronti attualmente aperti a Roma per la Società italiana per condotte d'acqua, meglio nota come Condotte, una delle più importanti imprese di costruzioni del nostro paese, impegnata in lavori come il Mose, l'alta velocità Torino-Milano e Roma-Napoli, il ponte sullo Stretto. In grado di fatturare, nel 2010, 741,3 milioni, con una previsione di crescita per il prossimo anno. Tre fronti che, più che cantieri per opere pubbliche, assomigliano sempre più a campi di battaglia. Come racconta il presidente del Consiglio di gestione del gruppo, Duccio Astaldi. La questione del giorno è certamente la "Nuvola" progettata da Massimiliano Fuksas (l'ad di Eur spa, Riccardo Mancini, ha detto che l'opera costerà al massimo di 265 milioni). La realizzazione del centro congressi dell'Eur, affidata a Condotte, si avvicina alle battute conclusive. Così il sindaco, Gianni Alemanno, ha annunciato la sua ferma volontà di concludere i lavori entro inizio 2013 (si parla di gennaio). Un desiderio che nasconde la speranza di tagliare il nastro della prestigiosa opera prima della scadenza del suo mandato. Ma che si scontra con qualche rallentamento. Condotte non ha ancora ricevuto i progetti di alcune ripartizioni interne: sarebbero rimasti fermi per mesi nelle mani del progettista e solo da poche settimane consegnati al Comune. Che, a questo punto, dovrà approvarli in tempi rapidi. «In questo momento - spiega Astaldi - c'è uno sforzo per terminare questo cantiere entro i primi mesi del 2013, è impresa difficile ma possiamo farcela se tutte le parti lavorano all'unisono». Insomma, Condotte aspetta la consegna dei progetti. «Li stiamo aspettando - conferma Astaldi -. Se vogliamo concludere nei tempi previsti, serve che l'amministrazione dia la sua approvazione nel più breve tempo possibile». Concretamente, andrebbe bene se questo via libera arrivasse per inizio 2012? «Potremmo ancora farcela, ma mi auguro che arrivi prima». L'altro nodo per Condotte si chiama metro D. Il general contractor, infatti, ha vinto in associazione temporanea con Pizzarotti la prima fase della gara per la linea. La seconda fase, quella che avrebbe dovuto portare all'assegnazione definitiva, è rimasta congelata, a causa prima di una polemica politica su un cambio di tracciato e, poi, a causa dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, che ha fermato tutto per pronunciarsi sulla legittimità del-la gara. La pronuncia dell'Authority è arrivata quest'estate, ma la gara non è ancora ripartita. «Per quanto ne sappiamo, il Comune sta preparando il nuovo bando di gara e ci auguriamo che faccia il prima possibile», dice Astaldi. Di sicuro, non ci sarà il tanto discusso tracciato circolare: «L'Autorità lo ha escluso. Sarà possibile qualche aggiustamento ma non una rivoluzione». Anche se, spiega Astaldi, «ci dobbiamo tutti rendere conto che, da quando è partito il procedimento della linea, il mondo è cambiato». In che senso? «Non mi sembra che girino molti soldi, sia nel pubblico che nel privato». Molte cose, allora, andranno ripensate. Magari asciugando ulteriormente i costi o facendo un ricorso più massiccio alle valorizzazioni immobiliari. Una partita, quella delle valorizzazioni nelle aree della metro D, che influenzerà l'intervento di Condotte nell'annunciato processo di dismissione di beni demaniali, caserme, sedi delle istituzioni locali. «Guardiamo con interesse a tutte le operazioni - dice Astaldi -, ma dobbiamo prima capire come sarà caricata la linea D. L'immobiliare è in grande difficoltà e non può essere considerato una panacea». Quindi, se sulla metro dovessero esserci molte valorizzazioni, questo potrebbe dissuadere Condotte dal caricarsi in bilancio investimenti provenienti dalle dismissioni. Ultima questione, il sottopasso dell'Ara pacis. Una gara nella quale Condotte è stata superata da Todini, pur tra mille polemiche. «Mi sembra ci fossero delle scelte progettuali non in linea con il bando - conclude Astaldi -. Aspettiamo l'assegnazione definitiva poi, se sarà il caso, faremo ricorso».