Il restauro del maestoso edificio barocco finanziato dallotto per mille Le infiltrazioni dacqua hanno minacciato stucchi e affreschi Un impianto teatrale di figure e colori dominato dalla cupola dipinta da Borremans Quando, nel luglio 1647, i rivoltosi capitanati da Giuseppe DAlesi si riunirono nella chiesa di San Giuseppe dei Teatini, il grande edificio era stato da poco ultimato, anche se lesuberante decorazione barocca che ne ritma la vastità degli spazi interni con marmi, stucchi e affreschi non era stata ancora iniziata. Edificata sul sito di una precedente chiesa dedicata a SantElia, nei pressi di quella che era lantica Porta Giudaica nel quartiere ebraico già smembrato dal taglio della via Maqueda, la nuova grandiosa costruzione si inseriva così nel volto della città rifondata tra Cinque e Seicento sia per la posizione che assumeva nel nuovo assetto urbanistico - occupando cioè una parte della crociera di strade dei Quattro Canti - sia per la politica della Controriforma a cui lordine dei Teatini forniva strumenti e modelli di propaganda. Teatino non a caso era larchitetto, il genovese Giacomo Besio, che in questa occasione riprende le tipologie predilette dallordine religioso accentuandone la monumentalità teatrale sin dalle alte colonne in pietra di Billiemi che suscitarono al momento del trasporto (così le fonti) lincredula meraviglia dei palermitani. Danneggiata gravemente dai bombardamenti alleati, in parte rifatta negli apparati decorativi, San Giuseppe soffre da anni una condizione di precarietà dovuta soprattutto alle infiltrazioni dalle coperture che hanno minacciato di compromettere stucchi e affreschi. I lavori di restauro che saranno presentati oggi alle 12, finanziati tramite i proventi dellotto per mille Irpef (progettati da Giuseppe Di Fisco della Mediterranea Engineering e curati, per la Soprintendenza, da Lina Bellanca) giungono così opportunamente a riportare lattenzione su uno dei cantieri più importanti del barocco palermitano: vera e propria quinta teatrale tra la Strada Nuova e il Cassaro e, allinterno, palinsesto della grande tradizione delle maestranze cittadine tra Sei e Settecento al punto che, dagli altari alla volta e alla cupola affrescate, è possibile leggere alcuni passaggi centrali nella storia dellarte a Palermo dalla fase centrale della Controriforma al suo graduale allentamento dogmatico ai confini del nuovo secolo. La grande macchina scenica nel transetto sinistro infatti, con laltare dedicato a San Gaetano da Tiene, fondatore dellordine (raffigurato nel dipinto di Pietro Novelli), costituisce uno dei primi esempi compiuti di quella decorazione a marmi mischi e tramischi che è la componente più esuberante del barocco isolano; progettato da Gaspare Guercio (insieme architetto e scultore, come nella tradizione di bottega delle maestranze isolane), patrocinato dalle potenti famiglie della aristocrazia locale quali i Ventimiglia e i Corvino, laltare domina la spazialità del transetto come un marchingegno da teatro che ha poi il suo prolungamento nel sistema figurativo della volta con gli stucchi ideati da Paolo Amato (realizzati da Paolo Corso) e le storie del santo affrescate a fine secolo dal messinese Filippo Tancredi con cromie schiarite e luminose già presaghe del clima rococò. La cupola dipinta da Guglielmo Borremans conclude, con il suo spiralico movimento ascensionale, la complessa dinamica di figure e colori che anima linterno. I restauri, che saranno realizzati a cantiere aperto, permetteranno di scongiurare ulteriori lesioni e distacchi sia nella muratura che nelle parti più fragili delle decorazioni. Ma saranno ugualmente una occasione preziosa per indagare, più di mezzo secolo dopo gli interventi seguiti ai danni delle bombe alleate, materiali, tecniche e modalità di stesura di una stagione nota al grande pubblico soprattutto per i suoi esponenti di punta (Serpotta su tutti) ma ancora poco valorizzata nella sua ricca dimensione contestuale. Proprio lintreccio fitto di ideazione e esecuzione tra autori come Guercio, Amato, Tancredi e Borremans, sia pure in momenti diversi, è lindizio più certo di una cultura che procedeva scambiandosi di continuo al suo interno repertori, disegni e fonti: una koiné del barocco e tardobarocco meridionale che attende ancora la sua piena valorizzazione. I lavori saranno portati a termine senza chiudere la chiesa e salvaguardando la regolare attività liturgica della parrocchia. che, ad ogni modo, può contare sugli spazi della chiesa inferiore il Santuario della Madonna della Provvidenza, grande tanto quanto la chiesa superiore, e famosa per la sorgente di acqua "miracolosa" che custodisce allinterno. Uno spazio poco noto che verrà aperto in occasione delle feste natalizie.