Ex Manifattura Tabacchi, il ministero dei beni culturali è orientato a dire no alla demolizione dei capannoni retrostanti la parte monumentale. E il progetto di recupero rischia di tornare per aria. E stato il sindaco Matteo Renzi, che ieri ha trascorso la giornata tra un ministero e laltro, a bussare agli uffici dei beni culturali. Per scoprire che il progetto fin qui elaborato non convince i tecnici ministeriali. Non è ancora un no a tutto tondo. Ma poco ci manca. Il progetto disegnato dalla proprietà della Manifattura (50 per cento Fintecna e 50 per cento imprenditori locali tra cui il Consorzio Etruria), e presentato durante le 100 assemblee dei 100 luoghi, prevede labbattimento dei capannoni e lo sviluppo verticale dei volumi sotto forma di due torri da 70 metri che richiamano quella del vicino teatro Puccini. Se labbattimento dei capannoni, che coprono circa il 40 per cento della superficie dellinsediamento, non viene però autorizzato, considerata limpossibilità di aumento dei volumi esistenti fissata dal Piano strutturale, le due torri non possono essere realizzate. Con la conseguenza di una battuta darresto nelliter di recupero e trasformazione dellarea. La sovrintendenza avrebbe, a quanto pare, ravvisato un interesse storico nei capannoni costruiti a più riprese nella parte più lontana dalla strada. Nonostante si tratti di fabbricati che niente hanno a che fare con i marmi monumentali della facciata, fulgida testimonianza di architettura fascista. A Roma, il sindaco Renzi ha discusso anche di tramvia e dei Mondiali di ciclismo per i quali Firenze attende ancora di avere i finanziamenti statali fin qui promessi. Il consigliere di Sinistra e Cittadinanza Tommaso Grassi chiede però di adeguare in fretta il Piano strutturale fiorentino al Pit regionale: «Che vi sia una incompatibilità del Piano strutturale del Comune rispetto al Piano dindirizzo territoriale della Regione è stato confermato ufficialmente dallassessore allurbanistica Anna Marson in risposta ad una interrogazione dei consiglieri regionali Romanelli e Sgherri: da parte della Regione è stata una vera e propria bocciatura», dice Grassi.